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Reddito di cittadinanza, tagli al sussidio? Ecco come cambierà nel 2020

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Le novità che potrebbero essere apportate al reddito di cittadinanza dal nuovo Governo di Conte 2, formato dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle

 

Il reddito di cittadinanza è a rischio? I cittadini lo temono. Nel frattempo vediamo quali sono le modifiche al sussidio che potrebbero essere apportate durante la pianificazione della nuova manovra economica del 2020.

Reddito di cittadinanza a rischio?

Con la nascita del nuovo Governo giallorosso del Conte bis, molti temevano di perdere quelle agevolazioni ottenute nel mandato precedente. Uno dei sussidi che sembrava essere maggiormente a rischio era il reddito di cittadinanza.

I politici saliti al potere, tuttavia, hanno tranquillizzato i cittadini. Nessuno metterà le mani sul reddito, anche se sono previste alcune modifiche atte a migliorarne il funzionamento.

Con l’avvento del nuovo Governo formato dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle e in vista della manovra economica del 2020, ci saranno quindi novità importanti sull’erogazione del Reddito di Cittadinanza.

A manifestare la volontà di ridimensionare il reddito ci ha pensato Roberto Gualtieri, Ministro dell’economia e delle finanze del Governo Conte II.

Il nuovo ministro, infatti, vorrebbe riportare il reddito alle origini, risparmiando così due e più miliardi utili a finanziare gli sgravi alle famiglie.

Anche per Conte è necessario modificare il sussidio. Secondo il premier bisogna lavorare all’aspetto della formazione e a quello occupazionale, affinché il provvedimento non abbia carattere assistenzialistico.

Le novità a partire dal 2020

Tra le novità, potrebbero esserci l’introduzione della sospensione del beneficio in caso di contratti a termine. Qualora venissero proposti, quindi, i cittadini non potrebbero rifiutarli. Una volta concluso il periodo di lavoro, il beneficiario otterrebbe nuovamente il sussidio.

Un’altra novità sul reddito di cittadinanza potrebbe essere la cancellazione del sussidio dopo il secondo no, e non più dopo il terzo. Questa novità vuole evitare che il reddito diventi una forma di assistenzialismo fine a se stesso, privo dell’inserimento nel mondo del lavoro.