Home News Qatar, 6.500 morti il costo umano dei Mondali di calcio

Qatar, 6.500 morti il costo umano dei Mondali di calcio

Nel 2011 veniva assegnata al Paese la Coppa del Mondo per il 2022. Allora sono iniziati i lavori: 7 stadi, una città completamente artificiale luogo principale dell’evento sportivo, alberghi e infrastrutture.

Operai al lavoro Qatar
Operai al lavoro – iStock

Per realizzare le opere sono stati impiegati, come di prassi, immigrati, giunti per l’occasione in Qatar appositamente da Pakistan, Filippine, India, Sri Lanka, Bangladesh, Kenja e Nepal. Molti di loro sono deceduti. Il sospetto è che le morti siano connesse ai lavori faraonici in corso.

La strage degli operai dei Mondiali

A rivelare il numero dei decessi dei migranti-operai dal 2011 ad oggi è stato il Guardian, insieme a Humanity United, fondazione a difesa dei diritti umani.

Secondo i dati del Qatar vi sarebbero 12 morti a settimana tra i lavoratori provenienti da 5 nazioni.

Per la precisione, dal 2011 al 2020, sarebbero deceduti 5.927 uomini provenienti da Nepal, Bangladesh, India e Sri Lanka, secondo rispettive fonti governative. Invece i lavoratori pakistani morti sono stati 824, nel decennio 2010-2020.

Sono i numeri di una strage, ancor più grande se si pensa che nel conteggio rimangono fuori le vittime di altri Paesi serbatoi di manodopera, come Filippine e Kenja.

I lavori titanici la causa della strage

I lavori sono sfarzosi. Oltre gli stadi, c’è Lusail, una nuova città pensata e creata appositamente per essere il fulcro dell’evento di calcio più importante sul globo. Il nuovo centro metropolitano ospiterà 250.000 persone.

Alle strutture ricettive, si aggiungono le infrastrutture, oltre alla rete stradale e il servizio di trasporto pubblico, è quasi ultimato l’aeroporto.

E proprio alla costruzione del volto futuristico del Paese potrebbero essere legati i decessi, afferma il giornale britannico.

Il governo si difende e afferma che il numero di morti è commisurata all’ingente forza-lavoro.

Ma ci sono voci discordanti. Come quella di Nick MecGeehan, direttore di Fair Square Projects, realtà a difesa dei lavoratori del Golfo, che ricorda come i registri locali dei decessi non riportano dettagli riguardo l’impiego e il luogo della dipartita. Ma è possibile che molti di quei nomi abbiano contribuito alla realizzazione dell’avveniristico progetto.

Anche Hiba Zayadin, ricercatrice di Human Rights Watch, è scettica. Afferma come il Paese non abbia ancora risposto alle richieste di effettuare delle autopsie per indagare sui motivi delle morti.

È intervenuta anche la Coppa del Mondo, per cui la trasparenza sarebbe rispettata. Poi la Fifa che supporta il governo del Golfo: il numero delle morti sarebbe normale, se confrontato anche con altri progetti di tale portata. Gli altri progetti però rimangono taciuti.