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Povertà, i dati della Caritas Ambrosiana dopo il lockdown: 2500 persone senza più un lavoro

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La Caritas Ambrosiana ha diffuso i dati della povertà in Italia dopo l’emergenza sanitaria: sono 2500 i nuovi poveri.

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La povertà è stata una conseguenza del lockdown. A causa della chiusura, infatti, si sono persi tanti posti di lavoro lasciando senza soldi molte persone.

I dati della Caritas Ambrosiana

Povertà: a Milano sono tante le persone in difficoltà economica dopo la chiusura. C’è chi è dovuto andare a vivere per strada perché senza soldi, chi ha perso il lavoro e chi non potrà tornare più alla vita che faceva prima dell’arrivo del virus. Sono questi i dati diffusi dalla Caritas Ambrosiana.

La situazione più tragica è stata registrata nel Servizio di accoglienza immigrati di via Galvani 16 a Milano dove 83 persone hanno dovuto chiedere aiuto per pagare l’affitto.

In tutta la città, però, solo 2500 i nuovi poveri. Senza soldi per mangiare, devono far fronte alla fame con l’aiuto della Caritas. Sin da marzo il 66% delle persone si recava già agli Empori. Un grande aiuto è venuto anche da Mario Delpini, arcivescovo e da Beppe Sala, sindaco di Milano, che hanno istituito il Fondo San Giuseppe. Tra i beneficiari si trovano le persone che, dall’oggi al domani, hanno perso il lavoro per un totale di 903 persone. La maggior parte dei beneficiari svolgeva il lavoro di colf o badante con contratti che non sono stati rinnovati.

La situazione potrebbe soltanto peggiorare

Cosa succederà quando la moratoria dei licenziamenti finirà? Questa è la domanda che si pone Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana.

Come si legge su Fanpage, lui stesso ha dichiarato:

“Non sappiamo cosa accadrà quello che possiamo documentare è che, purtroppo, per una parte di lavoratori più deboli e meno qualificati in genere questo tappo è già saltato.”

Chi dovesse perdere il proprio impiego ora, potrebbe restare in una condizione di povertà per diverso tempo. Ciò che si potrebbe fare è pensare ad una ricostruzione in cui imprese, famiglie ed istituzioni collaborino. In particolare, potrebbero essere creati dei percorsi di riqualificazione in modo che, le vittime della chiusura possano essere portate per mano nel nuovo mondo post emergenza sanitaria.