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Pompeo attacca la Cina: ‘Ora basta, è una questione di sicurezza nazionale’

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Pompeo attacca la Cina affermando che se il mondo libero non blocca il partito comunista cinese saremo noi ad essere sopraffatti. Tutto il discorso completo.

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Micheal Richard Pompeo

Durante il suo discorso alla Richard Nixon Library negli Stati Uniti, Pompeo attacca la Cina: il regime comunista deve cambiare.

Il Segretario Generale del Partito Comunista, Xi Jingping, è stato definito da Pompeo come un adepto di un’ideologia totalitaria.

L’ammonizione di Pompeo al mondo libero è chiara e sonora, l’impellente necessità di trionfare sul partito comunista cinese non si può più negare.

Il segretario di Stato americano ha confermato di voler chiudere il consolato cinese con sede a Houston in Texas affermando che tale sede diplomatica era:

Un covo di spie

A detta del segretario l’unico obiettivo di questo consolato è sempre stato quello di rubare segreti industriali agli USA.

Ecco quali sono stati i punti salienti del discorso di Pompeo nel suo attacco verbale a Xi Jinping e tutto il PPC.

Pompeo attacca la Cina, bisogna cambiare il PCC

L’attacco di Pompeo alla Cina è limpido e chiarissimo agli ascoltatori, le relazioni con la potenza orientale devono cambiare.

E’ ora che i cinesi cambino la guida del partito comunista.

Rivolgendosi ai cittadini cinesi ha lanciato un chiaro appello al cambiamento, i rapporti tra Washinghton e Pechino devono mutare.

Si instaura così nell’aria un gelido clima da guerra fredda ipotizzando un cambio del regime nella superpotenza cinese.

Fino poco tempo fa il rapporto con la Cina e con lo stesso Xi Jinping non erano così inaspriti.

Il segretario generale del PCC godeva di stima e benevolenza da parte dell’amministrazione Trump.

Il presidente degli Stati Uniti ha a lungo invidiato la longevità e la forza della leadership di Xi Jinping e nei suoi desideri dimorava la possibilità di poterlo un giorno incontrare personalmente: sono tempi lontani questi.

Oggi Pompeo pensa di Xi Jinping: ‘crede nell’ideologia totalitaria’ paragonandolo perciò ai dittatori e ai tiranni del passato e del presente.

Il segretario di stato degli Stati Uniti ha poi continuato: ‘Abbiamo immaginato che l’impegno con la Cina avrebbe prodotto un futuro con brillanti promesse di cortesia e cooperazione.

‘Oggi indossiamo ancora mascherine e osserviamo la pandemia crescere perché il PCC ha fallito nelle sue promesse al mondo‘.

Non c’è dubbio che il Coronavirus abbia contribuito a inasprire i rapporti con la Cina e in particolare le accuse che avevano insinuato che fosse proprio la superpotenza orientale ad aver dato inizio al diffondersi del virus, pur sapendolo e tacendo.

Accuse di spionaggio e persecuzione politica

Una mossa inaspettata quella di chiudere l’ambasciata cinese a Houston, Texas, per accuse di spionaggio industriale.

Il Tycoon ha minacciato di agire contro altre sedi diplomatiche cinesi su suolo americano se la situazione non prende una piega migliore.

Nel frattempo l’FBI è intenta ad assediare il consolato di San Francisco dove una biologa cinese che dopo esser sfuggita all’arresto si è rifugiata lì.

Pendono delle gravi accuse su questa donna: ci sono indizi che fanno pensare a dei legami con l’Esercito di liberazione.

Il portavoce del ministero degli esteri cinese Wenbin afferma:’ L’America sta sorvegliando, molestando e reprimendo studenti e ricercatori cinesi negli Stati Uniti, attribuendo loro colpe che rappresentano una persecuzione politica che viola gravemente gli interessi dei cittadini cinesi’.

Mike Pompeo ha prontamente risposto:

Sono decenni che l’America non reagisce. Ora basta, è una questione di sicurezza nazionale