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Pescatori sequestrati in Libia, Di Maio: “Portarli a casa è una priorità assoluta”

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Il Ministro degli Esteri ha annunciato la priorità assoluta per portare a casa i pescatori sequestrati in Libia: le famiglie chiedono risposte.

Pescatori sequestrati in Libia, Di Maio: "Portarli a casa è una priorità assoluta"

Le famiglie dei pescatori sequestrati in Libia chiedono una risposta e Di Maio assicura la priorità assoluta per riportare loro a casa il prima possibile.

Gli uomini rapiti in Libia

Ci sono diciotto pescatori italiani nelle mani dei sequestratori libici e ad oggi non si sa ancora nulla di loro, dopo 50 giorni. Le Iene ieri si è occupata del caso e ha evidenziato che gli stessi fossero impegnati per una pesca in acque internazionali ma per i libici questi uomini erano all’interno di acque territoriali.

Uno dei pescatori che è riuscito a scappare ha dichiarato ai microfoni della trasmissione Le Iene:

“sono arrivati sottobordo. li ho sentiti che hanno sparato e hanno fermato i due pescherecci”

L’inviato si è però posto la domanda del motivo per la quale nessuno sia intervenuto, soprattutto la Marina Militare che dovrebbe essere presente con delle navi per salvaguardare le attività di pesca in quei territori. I pescatori hanno però assicurato all’inviato di non aver visto alcuna nave militare in supporto.

Le parole di Di Maio

Il Fatto Quotidiano ha riportato le parole di Luigi Di Maio che è intervenuto durante il Question Time al Senato:

“riportare a casa i 18 marittimi di mazara del vallo è una priorità assoluta del governo”

Il Ministro ha escluso categoricamente la sua visita in Libia ma interviene a pugno duro su queste zone considerate a rischio, lanciando un appello alle marinerie di porto.

Secondo il Ministro le condizioni di salute dei concittadini in Libia sarebbero buone. Il monitoraggio è continuo e si trovano in una struttura indipendente in buone condizioni, trattati correttamente:

“e hanno ricevuto le loro medicine di uso abituale”

I familiari vogliono la loro liberazione e protestano davanti a Montecitorio in attesa del loro ritorno.