Home News Pedofilo spara a psicologa nel suo studio: uccisa perché voleva denunciare

Pedofilo spara a psicologa nel suo studio: uccisa perché voleva denunciare

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Uccisa con un colpo alla testa davanti ai pazienti: così è morta una psicologa 31enne. Il suo assassino è stato arrestato.

Psicologa uccisa davanti ai pazienti
Polizia francese

Ad uccidere la psicologa un 75enne che aveva confessato di abusare di un quindicenne. Si indaga per capire le cause del folle gesto.

Psicologa 31enne uccisa a freddo nel suo studio

Una giovane psicologa ha perso la vita nel suo studio, che condivideva con io marito e collega ad Annecy in Savoia.
Tanti i pazienti che si avvicendavano al 68 di rue Carnot, dove Morgane Nauwelaers è stata uccisa brutalmente proprio durante un giorno di lavoro.

Un 75enne infatti, mercoledì 26 agosto intorno alle 11 è entrato nella stanza dove si trovava la psicologa con un paziente e ha esploso contro un colpo di pistola. Il proiettile ha raggiunto la donna al cranio, ferendola mortalmente.

Il marito sentito lo sparo si è precipitato dalla moglie e l’ha trovata in un lago di sangue.
Il marito della psicologa ha disarmato l’uomo è l’ha rincorso in strada per impedire che fuggire, gridando:

“Ha ucciso mia moglie, ha ucciso mia moglie, fermatelo!”

I passanti sono intervenuti ed insieme al marito hanno bloccato l’uomo che poi è stato arrestato

Il probabile movente: l’assassino temeva la denuncia?

La psicologa è stata portata d’urgenza in ospedale ma per lei non c’è stato nulla da fare.
Le indagini sono ora in corso per cercare di ricostruire cosa possa aver spinto l’uomo ad un gesto simile.
La Procura di Annecy ha fatto sapere che l’assassino ha confessato.

Il killer sarebbe un uomo incensurato residente a Chambéry con moglie e figli.
Da quanto emerge il 75enne avrebbe confidato durante la seduta di essere vittima di abusi in famiglia ma è risultato che la psicologa, proprio prima dell’omicidio, avesse disposto una denuncia:

“Segnalazione per fatti di natura sessuale commessi su una persone minore di quindici anni nell’ambito famigliare”.

Come riporta Il Corriere, la 31enne aveva già infatti redatto uno scritto che aveva intenzione di consegnare alla polizia il giorno dopo.
Gli abusi avvenivano in famiglia e pare riguardassero un quindicenne ma non si sa ancora che tipo di parentela legasse l’uomo al minorenne.