Home Salute & Benessere Che cos’è la Tripofobia, la paura dei buchi di ogni tipologia: curiosità

Che cos’è la Tripofobia, la paura dei buchi di ogni tipologia: curiosità

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Avete mai sentito parlare della tripofobia, ovvero la paura dei buchi? Ecco che cos’è – i sintomi e come si cura

Comunemente conosciuta e nota coma la paura dei buchi, la tripofobia, oscilla tra la paura e il disgusto: scopriamo come curarla e se risulta essere necessario l’aiuto e il supporto di un professionista.

Che cos’è la paura dei buchi?

La tripofobia è un disturbo comunemente conosciuto come la paura nel quale lo stimolo fobico è rappresentato dai buchi.

Sebbene sia ancora ignota, questa paura è più comune di quanto si possa pensare.

Negli ultimi anni è stata oggetto di molte ricerche scientifiche, dove si è cercato di capire quali fossero le possibili cause. Numerosi studi scientifici sono stati condotti dai ricercatori americani, dell’Università Emory di Atlanta (Stati Uniti), che hanno rilevato la forte correlazione tra disgusto e buchi più che tra paura e buchi. Lo studio condotto si è concentrato sulla forte dilatazione della pupilla alla vista dei buchi e la relativa risposta fisiologica.

L’opinione degli esperti

Secondo gli scienziati, la tripofobia non sarebbe una vera e propria fobia, ma più un’avversione ad immagini o oggetti che presentano fori circolari ripetuti. Nella tripofobia, l’esposizione allo stimolo fobico suscita un forte disagio, nei casi più gravi arriva a provocare attacchi di panico. Il numero dei soggetti affetti cresce vertiginosamente cosi come il numero degli studi per inquadrarlo correttamente. Ultimamente è stata notata una nuova risposta fisiologica, il restringimento delle pupille, quest’ultima potrebbe fornire nuove informazioni che possono concorrere alla causa o essere la causa.

Lo studio è stato condotto dalla dottoressa Stella F. Lourenco e dal dottor Vladislav Ayzenberg, entrambi psicologi, hanno guidato due gruppi di studenti, sottoponendoli alla visione di alcune immagini, alcune di esse rappresentavano animali pericolosi, altre erano in grado di suscitare l’emozione del disgusto e della repulsione, infine le ultimi immagini erano di controllo. Durante l’esperimento, i partecipanti sono stati sottoposti ad una acuta osservazione, monitorati con una tecnologia di eye tracking, in grado di determinare anche l’ampiezza dell’apertura pupillare.

Lo studio condotto ha rilevato che le dimensioni della pupilla variano in base alla situazione. La reazione del corpo e le risposte fisiologiche che si attivano di fronte all’emozione della paura e del disgusto variavano, cosi anche l’aumento del battito cardiaco e della sudorazione eccessiva.

Tutte le reazioni fisiologiche sono guidate dall’attivazione del sistema simpatico. Le reazioni dei partecipanti all’esposizione dell’immagini sono state diverse, di fatto ci si aspettava che le immagini in grado di scatenare la tripofobia avrebbero innescato una reazione fisiologica simile o molto simile a quella della realtà, ma in realtà la pupilla dei partecipanti si è ristretta e il loro battito cardiaco è diminuito. La risposta fisiologica si è attivata dal sistema parasimpatico ed è molto simile all’emozione del disgusto.

Successivamente è stato condotto nel 2013 un nuovo studio chiamato “Fear of Holes” dall’Università di Essex. Lo scopo era individuare una nuova fase dell’evoluzione della tripofobia, legata alla paura ancestrale verso pericoli come ragni, serpenti, che presentano circoli viziosi con pattern circolari ripetitivi.

Ed infine, fu condotta dall’Università del Kent un’ulteriore ricerca: quest’ultima dimostro un alta correlazione il disgusto e la repulsione, soprattutto verso le malattie infettive e parassiti con pattern circolari. Gli scienziati hanno rilevato, mediante quest’ultima ricerca, la base fisiologica della tripofobia, che è appunto più vicina al disgusto che alla paura.

Nonostante sia molto diffusa, la tripofobia non è una patologia psichiatrica riconosciuta e come tale non compare nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM).