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Omicidio Rosina Carsetti, figlia e nipote fanno scena muta davanti al gip

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Arianna Orazi ed Enea Simonetti sono stati arrestati lo scorso sabato per concorso in omicidio volontario.

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Dietro l’omicidio della 78enne di Montecassiano, i difficili rapporti tra Rosina ed i suoi familiari.

L’omicidio di Rosina Carsetti

Era il 24 dicembre scorso quando Rosina Carsetti, 78 anni, venne uccisa nella sua abitazione di Montecassiano, provincia di Macerata.

A lanciare l’allarme fu la figlia della vittima, Arianna Orazi, che allertò i carabinieri raccontando di un ladro che era entrato in casa ed aveva ucciso l’anziana madre.

Una ricostruzione cui però gli inquirenti non hanno mai creduto, perché piena di punti oscuri.

Arianna raccontò di essere stata legata ed imbavagliata dal presunto ladro, mentre l’uomo commetteva l’omicidio.

Sono quindi scattate le indagini e le perquisizioni e lo scorso venerdì, Arianna Orazi ed Enea Simonetti, nipote della vittima, sono stati arrestati con l’accusa di omicidio in concorso, premeditato e pluriaggravato dalla minorata difesa della vittima.

Il marito di Rosina, Enrico Orazi, è invece indagato per favoreggiamento e simulazione di reato, ma data l’età avanzata è rimasto ai domiciliari.

Il movente del delitto

Enea, 20 anni, sarebbe l’esecutore materiale del delitto, mentre Arianna avrebbe organizzato il piano per uccidere l’anziana madre.

La sera dell’omicidio di Rosina Carsetti, il nipote Enea Simonetti avrebbe ammesso con gli inquirenti che non vi era stata alcuna rapina in casa.

Il ragazzo aveva infatti parlato di:

“UN INCIDENTE MORTALE PROVOCATO”,

salvo poi ritrattare dopo essere stato richiamato dalla madre, che aveva saputo della sua dichiarazione

“NON PUOI DIRGLI CHE SI È TRATTATO DI UN INCIDENTE, UNO STROZZAMENTO NON SI PUÒ FAR PASSARE PER INCIDENTE”

si sente infatti in un’intercettazione tra Arianna ed Enea.

La denuncia al centro anti-violenza

Qualche giorno prima di essere uccisa, Rosina si era rivolta ad un centro anti-violenza per denunciare le violenze e le continue angherie che era costretta a subire in famiglia.

In quel centro sarebbe dovuta tornare qualche giorno dopo la sua morte. La donna aveva deciso di chiedere il divorzio dal marito.

Un’amica della donna è intervenuta durante la trasmissione Pomeriggio 5 ed ha raccontato i timori di Rosina.

“Rosina temeva che Enea la uccidesse, aveva paura di lui e della figlia Arianna”

ha raccontato la donna.

“Rosina ha cominciato ad avere problemi con la figlia ed il nipote pochi mesi dopo che sono venuti ad abitare lì. Dopo poco hanno iniziato a farle dei dispetti”

ha continuato la donna, che ha confermato l’ipotesi delle continue angherie subite dalla 78enne.

Enea e Arianna non rispondono al gip

Il piano di Arianna e del figlio per far fuori Rosina era stato pensato diverse settimane prima del delitto di Montecassiano.

Quel pomeriggio del 24 dicembre Enea avrebbe preso alla nonna cento euro che le aveva dato un’amica, visto che la donna aveva raccontato di non avere mai i soldi.

In quel contesto sarebbe nata la violenta discussione e Rosina sarebbe stata soffocata e schiacciata.

La vittima aveva 14 costole rotte, a dimostrazione del fatto che qualcuno le sia salito addosso e l’abbia ferita.

Per l’interrogatorio di garanzia che si è tenuto lunedì scorso, Arianna Orazi, assistita dai suoi legali, è stata trasferita dal carcere di Pesaro al Tribunale di Macerata.

Anche il figlio Enea, che è stato invece interrogato per via telematica, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip di Macerata.

Il marito della vittima è indagato a piede libero, per via dell’età avanzata.

Secondo gli inquirenti, infatti, Enrico sarebbe stato messo al corrente del piano per uccidere la moglie e non avrebbe fatto nulla per impedirlo.

L’anziana donna era stata costretta a cedere metà dell’abitazione e avrebbe ricevuto, per vivere, non più di 10 euro al giorno.

Più volte i suoi parenti le aveva rinfacciato di essere diventata per loro soltanto un peso economico.