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Omicido Desirée Mariottini: a processo per calunnia uno degli imputati

Le accuse per i 4 indagati sono di stupro e omicidio. La 16enne venne abusata e poi lasciata morire la notte tra il 18 ed il 19 ottobre 2018.

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Yussef Salia, accusato insieme a Alinno Chima, Mamadou Gara e Brian Minthe di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori, deve rispondere anche di calunnia.

La morte di Desirée Mariottini

Era la notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018, quando la giovanissima Desirée Mariottini, 16 anni appena, morì in una casa abbandonata di via dei Lucani, a Roma.

L’adolescente venne trovata senza vita la mattina del 19 ottobre, dopo essere stata abusata da vari uomini, che la lasciarono agonizzante, dopo aver assunto un mix di droghe.

Secondo le ricostruzioni fatte dopo quella sera, la 16enne si sarebbe recata nell’edificio insieme alla sua amica Antonella Fauntleroy, con l’intento di acquistare droga.

Da tempo Desirée faceva uso di stupefacenti e sarebbe stata proprio l’amica, conosciuta qualche settimana prima, a venderle la droga.

Nell’aprile dello scorso anno il padre di Desirée è stato arrestato durante un blitz antidroga a Cisterna di Latina.

Giancarlo Zuncheddu venne arrestato durante l’operazione “Buffalo” con l’accusa di vendere droga tramite alcuni pusher alle sue dipendenze.

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Chiesto l’ergastolo per i 4 responsabili dell’omicidio di Desirée Mariottini

Come riferisce anche Il Fatto Quotidiano, la Procura di Roma ha chiesto l’ergastolo per i quattro cittadini africani Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe accusati dell’omicidio della 16enne.

Le accuse per i 4 imputati sono di cessione di stupefacenti a minori, omicidio volontario e violenza sessuale aggravata.

Secondo l’accusa i 4 abusarono a lungo della ragazza, prima di lasciarla morire in preda ad atroci sofferenze nel casolare abbandonato.

“Gli imputati ci hanno impedito di allertare i soccorsi per aiutare la ragazza”

avevano raccontato alcuni testimoni durante le indagini.

L’esame autoptico accertò che Desirée era deceduta a causa di un’insufficienza cardiorespiratoria causata da un mix di droghe.

La 16enne, che viveva a Cisterna di Latina con la famiglia, si recava spesso Roma per acquistare la droga. Da tempo infatti Desirée aveva problemi di tossicodipendenza.

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Yussef Salia a processo per calunnia

Uno dei 4 imputati dovrà essere giudicato anche per calunnia. Fu proprio Yussef Salia a denunciare nell’ottobre del 2019 i genitori di Desirée Mariottini per abbandono.

Secondo l’imputato, se la mamma e il papà della ragazza fossero stati genitori presenti, l’adolescente non si sarebbe mai recata a Roma, dove poi è deceduta.

Salia però dice di non aver firmato con la consapevolezza di farlo quella denuncia a carico dei genitori di Desirée. Quel giorno infatti, sembra che non fosse presente il suo legale, ma un altro avvocato, che lo avrebbe convinto a firmare, senza neppure sapere cosa fosse.