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Omicidio Desirée Mariottini, le parole della mamma dopo la sentenza: “Vorrei abbracciarla di nuovo”

Lo scorso 19 giungo i 4 imputati sono stati condannati con le accuse di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori.

Desirée Mariottini
Desirée Mariottini

La 16enne venne abusata e poi lasciata morire la notte tra il 18 ed il 19 ottobre 2018.

L’omicidio di Desirée Mariottini

Era la notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018, quando la giovanissima Desirée Mariottini, 16 anni appena, morì in una casa abbandonata di via dei Lucani, a Roma.

L’adolescente venne trovata senza vita la mattina del 19 ottobre, dopo essere stata abusata da vari uomini, che la lasciarono agonizzante, dopo aver assunto un mix di droghe.

Secondo le ricostruzioni fatte dopo quella sera, la 16enne si sarebbe recata nell’edificio insieme alla sua amica Antonella Fauntleroy, con l’intento di acquistare droga.

Da tempo Desirée faceva uso di stupefacenti e sarebbe stata proprio l’amica, conosciuta qualche settimana prima, a venderle la droga.

Nell’aprile dello scorso anno il padre di Desirée è stato arrestato durante un blitz antidroga a Cisterna di Latina.

Giancarlo Zuncheddu venne arrestato durante l’operazione “Buffalo” con l’accusa di vendere droga tramite alcuni pusher alle sue dipendenze.

La sentenza di condanna

Lo scorso 19 giugno sono state pronunciate le sentenze di condanna per i 4 imputati.

I i giudici della Terza Corte di Assise di Roma hanno condannato all’ergastolo Mamadou Gara e Yusef Salia. Condannato a 24 anni e mezzo Brian Minthe – che è tornato libero per 24 ore – e a 27 anni Alinno Chima.

Il 20 giugno, giorno successivo alla sentenza, Brian Minthe è tornato in carcere con l’accusa di omicidio.

Le accuse per i 4 imputati sono di cessione di stupefacenti a minori, omicidio volontario e violenza sessuale aggravata.

Secondo l’accusa i 4 abusarono a lungo della ragazza, prima di lasciarla morire in preda ad atroci sofferenze nel casolare abbandonato.

“Gli imputati ci hanno impedito di allertare i soccorsi per aiutare la ragazza”

avevano raccontato alcuni testimoni durante le indagini.

L’esame autoptico accertò che Desirée era deceduta a causa di un’insufficienza cardiorespiratoria causata da un mix di droghe.

La 16enne, che viveva a Cisterna di Latina con la famiglia, si recava spesso Roma per acquistare la droga. Da tempo infatti Desirée aveva problemi di tossicodipendenza.

Lo sfogo della madre di Desirée

“Il mio primo pensiero è lei, Desirée. La vorrei qui, per abbracciarla ed accarezzarla”.

A pronunciare queste parole, dopo la sentenza di condanna, la madre della 16enne, Barbara Mariottini.

“Non sono riuscita a dormire, non mi spiegavo come dopo una condanna di omicidio un assassino potesse essere libero. Ero sconvolta”.

Il riferimento è alla prima sentenza di condanna per Brian Minthe, che è tornato libero per 24 ore per scadenza dei termini di custodia cautelare.

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Yussef Salia a processo per calunnia

Uno dei 4 imputati dovrà essere giudicato anche per calunnia. Fu proprio Yussef Salia a denunciare nell’ottobre del 2019 i genitori di Desirée Mariottini per abbandono.

Secondo l’imputato, se la mamma e il papà della ragazza fossero stati genitori presenti, l’adolescente non si sarebbe mai recata a Roma, dove poi è deceduta.

Salia però dice di non aver firmato con la consapevolezza di farlo quella denuncia a carico dei genitori di Desirée. Quel giorno infatti, sembra che non fosse presente il suo legale, ma un altro avvocato, che lo avrebbe convinto a firmare, senza neppure sapere cosa fosse.