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Neutralità climatica, primo accordo all’Ue: zero emissioni entro il 2050

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Il passaggio verso una società climaticamente neutra: una sfida urgente, un’opportunità per costruire un futuro migliore per tutti.

Raggiunto un primo accordo tra ministri all’Ue: zero emissioni entro il 2050.

Zero emissioni entro il 2050

Con l’obiettivo della riduzione del Co2 emessa nell’aria del 40% entro il 2050, il consiglio dei ministri dell’Ambiente Ue ha raggiunto un primo accordo su quello che può definirsi, “uno dei fondamentali obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030”. A dicembre si deciderà se aumentare questa quota dal 40 al 55%.

L’intenzione comune è quella di raggiungere quota zero emissioni entro il 2050, per poter salvaguardare il pianeta dagli effetti devastanti di una crisi climatica sempre più manifesta.

Toccherà ai leader mondiali il decidere sui target da raggiungere entro il 2030,  i quali saranno riuniti il prossimo vertice di novembre.

Svenja Schulze, ministra tedesca dell’Ambiente, della tutela della natura e della sicurezza nucleare ha affermato:

“L’Ue è fermamente impegnata a diventare climaticamente neutra entro il 2050”.

La ministra tedesca si è mostrata lieta dell’accordo raggiunto tra gli Stati membri e, riguardo le proposte di legge europea in materia di clima.

La settimana scorsa il Consiglio europeo aveva invitato il Consiglio a proseguire i lavori incentrati su questo programma. Alla fine della discussione, si è raggiunta una tappa importante per la legge europea sul clima.

Previste strategie a lungo termine

L’Italia sarà uno dei Paesi che promuoveranno l’aumento della riduzione di Co2 al 55%. Viene sottolineata l’importanza di incentivare equità e solidarietà tra gli Stati membri, e l’efficacia in termini di costi per arrivare all’obiettivo finale: la neutralità climatica.

Tutti i settori economici dovranno avere un ruolo nel raggiungere l’obbiettivo dal settore energetico, all’industria, dall’edilizia, all’agricoltura.
L’UE può incentivare il percorso investendo non solo in soluzioni tecnologiche concrete, ma anche garantendo nella fase di transizione, equità sociale.

Entro il 2020, le parti dell’accordo di Parigi, dovranno comunicare le loro strategie di sviluppo di metà secolo, oltre a quelle in previsione a lungo termine circa le basse emissioni di gas a effetto serra.