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Napoli, a due anni dal crollo agli Incurabili gli sfollati non vengono ancora risarcirti

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Era il 24 marzo 2019 quando il pavimento di Santa Maria del Popolo agli Incurabili, abbandonato all’incuria, non resistette più e crollò. Quel giorno, per 21 famiglie, fu l’inizio di peripezie la cui fine sembra lontana.

Crollo agli Incurabili, 21 famiglie sfrattate
Crollo del pavimento della Chiesa degli Incurabili, 2019.

 

Propositi, ritardi e infine, a due anni dal crollo, è giunto il diniego. L’Asl Napoli 1 Centro non fornirà alcun contributo agli sfollati.

Un crollo annunciato

C’erano vistose crepe e cedimenti che lasciavano intuire l’urgenza di un intervento di ristrutturazione importante.

Sebbene la situazione pericolante fosse evidente anche per chi i non addetti ai lavori, a scanso di equivoci, c’erano stati i vigili del fuoco a fare un resoconto di un “cedimento in atto”. Era la prima metà di febbraio 2019 come riporta Vesuvio Online.

Circa sette settimane dopo avvenne il crollo della chiesa cinquecentesca nel cuore della città.

Le settecentesca farmacia degli incurabili, orgoglio napoletano fu chiusa.

E poi iniziò il balletto delle vite umane schiacciate sotto la negligenza delle istruzioni.

Ventitré pazienti dell’ospedale degli Incurabili furono trasferiti in altre strutture sanitarie.

Mentre per più di venti famiglie, che vivevano nel palazzo residenziale parte del complesso, iniziarono una vita in alloggi lontani dalla città e talmente umidi da portare a patologie respiratorie serie.

L’Asl fugge dai propri compiti, senza dare spiegazione

I primi tre mesi l’Asl individuò degli alberghi di provincia.

I bambini dovevano svegliarsi alle 5 del mattino per intraprendere il lungo viaggio la scuola.

Lo racconta Laura Bocchetti a NapoliToday, che a distanza di due anni ritorna sul dramma non ancora risolto.

A prendere la parola è poi Vincenzo D’Aniello, legale dei residenti sfrattati.

Ripercorre la vicenda. Nel luglio 2019 l’Asl decise di non pagare più le stanze di alberghi di infima qualità, ma di contribuire agli affitti stanziando un massimo di 650 euro a famiglia.

Ma i soldi non arrivavano, per cui, nel luglio successivo, il comitato inviò un’ingiunzione di pagamento. La risposta fu accogliente e comprensiva. Però nulla cambiò nei fatti.

La redazione napoletana ha contattato l’azienda sanitaria che però rifiuta il dialogo mentre le famiglie rimangono in nell’attesa straziante di risposte concrete.