Home News Myanmar, oltre 600 morti. “I manifestanti sono dei provocatori”

Myanmar, oltre 600 morti. “I manifestanti sono dei provocatori”

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I golpisti parlano alla Cnn e egano il colpo di stato e accusano, tutto è stato fatto a beneficio del Paese e i cittadini inciterebbero alle maniere forti.

Premio nobel Aung San Suu Kyi arrestata dall'esercito,
Il Leader del Myanmar Aung San Suu Kyi – Ansa

A rilasciare dichiarazioni sconcertanti all’emittente televisiva statunitense è Zaw Min Tun, portavoce della giunta militare. L’incontro con i giornalisti occidentali è avvenuto in una “una stanza dorata” di Naypyidaw, la capitale.

Quale colpo di stato?

Non c’è stato alcun colpo di stato. È questa la versione negazionista dei golpisti.

Quando il 1° febbraio 2021 Aung San Suu Kyi, la leader democratica del Paese e premio Nobel per la pace nel 1991, venne imprigionata con molti suoi colleghi di partito, a tutto il mondo fu palese che c’era stato un golpe.

L’impegno a isolare anche sul web il popolo birmano, non ha fatto altro che corroborare quanto era evidente. Per l’occasione la Cina, esperta in materia, inviava mezzi e tecnici nel Paese amico.

I colpevoli imprigionati e spesso vetusti d’età, sarebbero stati colpevoli di aver operato brogli alle elezioni nel novembre 2020.

Ma l’accusa è stata ritenuta da moltissimi una scusa per togliersi di torno quello sprazzo di democrazia che, pazientemente e cautamente, affiancava i generali.

Il motivo addotto all’indomani del ribaltamento politico, Zaw Min Tun l’ha ribadito nell’intervista.

Così spiega come le azioni militari siano volte a “salvaguardare” il Myanmar.

Ma la scelta autoritaria non ha trovato d’accordo gli abitanti che, fin da subito, attraverso una protesta che più pacifica non si può, danno esternato il loro dissenso.

Però la risposta delle forze armate è stata un crescendo bellicoso: dagli idranti contenenti sostanze urticanti, alla detenzione, fino alle visite improvvise nelle abitazioni provate, le defenestrazioni e le pallottole.

Il dito puntato contro i civili

Fino a adesso si contano più di 600 morti, tra cui 50 bambini, secondo varie fonti interne ma anche esterne (si tratta di oppositori al regime che adesso vivono all’estero).

Ma il generale, interpellato sullo spargimento di sangue nello scontro impari, afferma che i Birmani se la sarebbero cercata.

Poi assicura:

“Non spareremo senza disciplina”.

E allora le decine di vittime minorenni? Chiede l’interlocutore.

Ma sarebbe colpa degli adulti che:

“Istigano i bambini alla ribellione”

E aggiunge:

“I terroristi stanno cercano di farci sembrare cattivi”.

Parla anche del futuro:

“Lo standard di democrazia in Myanmar non sarà uguale a quello dei Paesi occidentali”

Precisa, in caso vi fossero dubbi.