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Massimo Bossetti dal carcere: “Dimostrerò la mia innocenza, Yara non ha ancora avuto giustizia”

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Il prossimo 19 maggio la Corte d’Assise di Bergamo si pronuncerà sulla possibilità o meno, per i legali di Bossetti, di analizzare numerosi reperti, tra cui il Dna rinvenuto sugli indumenti della piccola Yara.

Bossetti e Yara
Massimo Bossetti- Yara Gambirasio

La difesa del muratore di Mapello, condannato all’ergastolo, aveva già chiesto l’analisi dei reperti nel novembre 2019.

L’omicidio di Yara Gambirasio

I sogni della piccola Yara Gambirasio si sono infranti un pomeriggio di 10 anni fa, quando il 26 novembre del 2010 scomparve nel nulla, mentre rientrava a casa dalla sua palestra, a Brembate Sopra, Bergamo.

Il corpo della giovane ginnasta, che all’epoca aveva solo 13 anni, venne ritrovato nel febbraio dell’anno seguente, in un campo di Brembate, da un passante.

L’autopsia sul corpo della piccola Yara accertò che la ragazzina morì non solo per le ferite di arma da taglio inferte, ma anche per essere rimasta al freddo, senza acqua né cibo.

I sospetti su Massimo Bossetti, operaio di Mapello, arrivarono diversi mesi dopo l’omicidio della piccola Yara.

Dopo la comparazione di migliaia di profili tramite l’analisi del dna, si arrivò all’identificazione di Ignoto 1, corrispondente al profilo di Bossetti.

Il 14 giugno del 2014 Massimo Bossetti venne arrestato con l’accusa di omicidio.

È proprio quella del Dna la prova considerata da sempre l’elemento fondante dell’accusa contro Bossetti.

La Cassazione accoglie il ricorso

Lo scorso mese di gennaio la Cassazione ha accolto la richiesta dei legali di Massimo Bossetti, sull’accesso ai reperti.

La Corte ha quindi accettato la contestazione avanzata dagli avvocati del muratore, secondo cui non era possibile accedere ai 54 campioni di Dna richiesti per chiedere la revisione del processo.

Con questa sentenza è stata quindi annullata con rinvio l’ordinanza emessa la scorsa primavera dalla Corte d’Assise di Bergamo.

È plausibile che i legali di Bossetti possano quindi accedere ai reperti che hanno portato all’arresto dell’uomo e alla successiva condanna all’ergastolo per l’omicidio della piccola Yara.

Bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni degli ‘ermellini’, per capire quale sia il “passaggio motivazionale” che dovrà essere rivalutato dai giudici di Bergamo.

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Si rivaluteranno le prove che hanno portato all’arresto del muratore di Mapello e alla successiva condanna all’ergastolo per l’omicidio della piccola Yara.

La lettera di Massimo Bossetti dal carcere

Massimo Bossetti si è sempre dichiarato innocente. Dal carcere di Bollate, dove sta scontando la condanna all’ergastolo, Bossetti ha scritto una lunga lettera, pubblicata dal quotidiano Libero.

“Sono fiducioso. Credo nella giustizia, anche se fino adesso non mi ha dato la possibilità di dimostrare la mia innocenza ed è un bene che ora me ne dia atto. Spero che questi reperti siano stati conservati correttamente come più volte ho chiesto perché solo, e ripeto solo, attraverso l’esame di questi potrà essere evidenziato il clamoroso errore giudiziario! Io sono innocente e non smetterò mai ne di gridarlo ne di lottare per dimostrarlo. E vi dico con tutta la mia forza che Yara non ha ancora avuto giustizia”

si legge nella lunga missiva.

Il muratore di Mapello ha poi dedicato un lungo passaggio alla moglie e ai figli, da cui è ormai lontano da diversi anni.

“Ormai quasi tutto mi è stato sottratto, l’affetto dei miei cari, l’amore dei miei amatissimi figli che diventano grandi senza avere al loro fianco la propria figura paterna. Sempre più lontani ma vicini attraverso la forza del pensiero”

si legge ancora nella lettera.

Si attende ora il 19 maggio prossimo, quando sarà la Corte d’Assise di Bergamo a pronunciarsi in maniera definitiva sull’analisi dei reperti, che potrebbero scagionare il muratore di Mapello.