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L’omicidio di Sarah Everard, i poliziotti mettono fine al corteo

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Era scomparsa il 3 Marzo scorso. Il giorno dopo arrivò la denuncia alla polizia. Poi il ritrovamento del corpo martoriato racchiuso in sacco nel bosco di Kant, a 78 km dal luogo dove era stata vista per l’ultima volta.

Sarah Everland, in piazza contro la legge
Fiori per Sarah Everland

Dell’omicidio di Sarah Everard è stato accusato Wayne Couzens, poliziotto da dieci anni. La vicenda ha scosso il Paese, che ha partecipato alla veglia in memoria della donna e manifestato per le strade di Londra. Ma la polizia è intervenuta a dileguare gli astanti.

Proteste interdette

Gli agenti hanno messo fine alla commemorazione per la donna ammazzata a 33 anni. I manifestanti avrebbero trasgredito le misure anti-covid. Alcune proteste poi, non erano state autorizzate.

Ma anche le rimostranze successive sono state disperse dall’intervento delle forze dell’ordine. Senza riuscire, però, a mettere a tacere l’ondata dei dissidenti.

Perché adesso i Britannici puntano il dito non solo contro il pericolo di violenza per le donne e la sicurezza nella capitale, ma anche il disegno di legge che propone più potere alla polizia per dirimere le proteste non violente.

La questione dei corpi delle donne al centro della politica

L’episodio macabro ha sdegnato tutta la Gran Bretagna: le piazze ridestate dal vuoto e dal silenzio hanno scosso il dibattito parlamentare.

La scomparsa della donna avvenuta dopo che, alle 21.30, aveva abbandonato casa di amici, la tappa verso il ritorno a casa dal lavoro, ha creato un dibattito molto sentito.

La polizia della capitale britannica ha invitato le suddite a non uscire di casa di sole. Un invito inappropriato fa notare qualcuno.

Ad esempio Jenny Jones, esponente del Green Party, che ha risposto con una provocazione: impedire agli uomini di uscire di casa dopo le ore 18, in modo tale che le donne possano essere più tranquille.

Ferventi sono state le risposte, tanto che la deputata è stata definita “impazzita”.

Il consiglio inusuale e la conseguente indignazione maschile hanno riportato al centro del dibattito politico il corpo femminile.