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Lockdown zone rosse, caccia e pesca non consentite? Cosa prevede il Dpcm

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Il nuovo Dpcm esclude caccia e pesca dalle attività sportive consentite. Ecco cosa accade in Lombardia e nelle zone rosse.

Caccia e pesca vietate nelle zone rosse
Caccia e pesca vietate in Lombardia

Tra le molte attività proibite in seguito all’ultimo Dpcm nelle zone rosse rientrano anche sale gioco, scommesse e bingo, ma in Lombardia sono state scoperte già le prime bische clandestine.

Caccia e pesca, permesse o vietate nelle zone rosse?

Il Dpcm è entrato in vigore venerdì 7 novembre definendo le nuove restrizioni per cercare di contenere la diffusione della pandemia che sta interessando tutto il territorio nazionale.

Sul versante pratico molti sono i dubbi che le persone si stanno ponendo per evitare di cadere nelle sanzioni previste qualcosa violino le norme stabilite.
Uno dei dubbi riguarda le attività come la caccia e la pesca.

Nelle zone rosse tali attività sono consentite o al contrario proibite?
Il Dpcm prevede che attività fisica può essere fatta in spazi aperti ed individualmente.
Il dubbio dunque risiede in questo buco normativo: caccia e pesca sono inserite tra le attività sportive consentite?

A riprendere alla domanda, come riporta Fanpage, è stata per la Regione Lombardia proprio la Prefettura del capoluogo meneghino.

“L’attività venatoria e di pesca non possono essere assimilate all’attività sportiva consentita”.

Ad eccezione di pesca sportiva e tiro al volo annoverate tra le discipline sportive come ha confermato il CONI, le altre attività devono essere sospese.

Lombardia in lockdown: scoperta bisca clandestina

Nonostante il Dpcm abbia previsto sanzioni e multe salate per chi viola le norme, molte sono le attività che per protesta sono rimaste aperte.
Un caso particolare arriva da Milano dove è stata scoperta una bisca clandestina intrattenuta per strada.

Come documentano anche alcune foto amatoriali, alcune persone si sarebbero riunite in strada in zona Lorenteggio, per scommettere sul gioco di carte e dadi.
I trasgressori non rispettavano né distanziamento sociale né uso di mascherine.

Non contenti, al termine della loro attività clandestina si sono dileguati abbandonando però in via Segneri il materiale utilizzato, come sedie e tavoli.