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Legge elettorale, arriva il sì della maggioranza a proporzionale corretto

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La maggioranza di Governo si è pronunciata sulla legge elettorale: sì al proporzionale corretto per evitare frammentazioni

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Arriva il sì al proporzionale corretto per la nuova legge elettorale: entro fine anno diventerà proposta di legge.

La nuova legge elettorale

La maggioranza di governo si è pronunciata sulla legge elettorale. Come riporta La Repubblica, il sistema scelto è quello proporzionale corretto. Le correzioni saranno necessarie per evitare il rischio di frammentazioni.

È stata quindi esclusa l’ipotesi di un sistema maggioritario, come più volte aveva auspicato dal partito democratico. A confermare la scelta della maggioranza è Federico D’Incà, ministro dei rapporti con il Parlamento.

Entro la fine del 2019 dovrebbe anche essere pronta una bozza di proposta di legge elettorale, che arriverà poi in Parlamento per essere esaminata. Non è ancora dato sapere se le correzioni saranno con una soglia del 4/5% o attraverso le piccole circoscrizioni, come il cosiddetto sistema spagnolo. Questo sistema garantisce ai partiti che non raggiungono una soglia nazionale, di poter eleggere dei parlamentari nelle circoscrizioni urbane grandi. La prossima settimana la maggioranza si riunirà per delineare quest’ultima questione.

Ancora due nodi da sciogliere

Restano però ancora due nodi da sciogliere: innanzitutto, il tipo di legge proporzionale e poi la possibilità del voto anticipato.

Per la prima questione, si potrebbe ampliare il consenso anche ai piccoli partiti di opposizione. Per quanto riguarda l’eventualità di un voto anticipato, se l’attuale Governo dovesse cadere, si tornerebbe a votare in primavera, con la possibilità di votare  senza una nuova legge elettorale ma con il Rosatellum, che, quasi certamente, garantirebbe una vittoria alla Lega, in caso di mancata alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle.

“È stato un incontro molto positivo. Stiamo rispettando i tempi previsti: entro fine anno sarà pronta la proposta da incardinare”

ha fatto sapere il ministro dei rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà.