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Lavoro, Cgia: i dati dei sovraistruiti in Italia sono cresciuti di quasi il 30% negli ultimi 10 anni

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Negli ultimi 10 anni i dati dei lavoratori sovraistruiti in Italia sono cresciuti di quasi il 30%, è quanto mette in evidenza l’Ufficio studi della Cgia.

Lavoro Cgia

Se calcoliamo la percentuale solo sugli occupati che possiedono un diploma di scuola media superiore o una laurea, l’anno scorso l’incidenza degli sovraistruiti è salita al 40%.

Sono oltre 5,8 milioni gli occupati sovraistruiti presenti in Italia pari ad un lavoratore su quattro e ciò causa demotivazione.

Diplomati e laureati svolgono una professione per la quale il titolo di studio maggiormente richiesto è inferiore a quello posseduto.

Lo scorso anno erano poco meno del 25% del totale degli occupati e la loro incidenza è in costante aumento.

Cgia, lavoratori sovraistituiti in incremento

L’incremento degli occupati sovraistruiti è in massima parte dovuto alla mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati.

Inoltre, va sottolineato che con il ricambio generazionale sono usciti dal mercato del lavoro tanti lavoratori over 60enni con livelli di istruzione bassi, che sono stati rimpiazzati da giovani diplomati o laureati.

Cgia, cresce la componente dei lavoratori demotivati

La sovraistruzione non va sottovalutata perché molto spesso attiva meccanismi di demotivazione, che condizionano negativamente il livello di produttività del lavoratore interessato e conseguentemente dell’azienda in cui è occupato.

Il clima di sconforto che si viene a creare all’interno dell’ambiente di lavoro

“può innescare delle situazioni di malessere che diffondendosi tra i colleghi può addirittura interessare interi settori o reparti produttivi, con ricadute molto negative per la vita dell’azienda”,

è quanto messo in evidenza da Paolo Zabeo della Cgia.

Per combattere la sovraistruzione bisogna ridurre lo scollamento tra domanda e offerta di lavoro, cercando di far collimare sempre più le esigenze aziendali con le specificità e l’autonomia del mondo della scuola.

“L’anno scorso la quota di popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore era del 62,2%”,

mette in evidenza il segretario della Cgia Renato Mason.

Si tratta di un dato decisamente inferiore a quello medio comunitario pari a 28.