La storia di un’albergatrice senza clienti e sommersa dalle bollette

Nessuna notizia dei ristori. Il settore alberghiero e della ristorazione sono in ginocchio. Sabrina Soppera, titolare dell’hotel Villa Eden, racconta la sua battaglia solitaria sotto il peso di banche e bollette. Una sorte comune a tutti i colleghi italiani.

Sabrina Soppera albergatrice in ginocchio
Villa Eden, Rocca Pietore

Un percorso obbligato, in cui la forza e il coraggio cedono il passo  alla disperazione. Adesso più che mai, perché i portoni delle attività sono serrati e i ristori non arrivano.

Un albergo vuoto tra le montagne

È semplicemente stupenda Rocca Pietore, racchiusa tra le Dolomiti a più di 1.100 metri d’altezza.

Gli amanti della montagna lo sanno bene. Infatti si rifugiavano nel suo borgo, tra i più belli d’Italia (nella classifica stilata nel 2016) dopo la discesa dei pendii innevati, oppure dopo le lunghe escursioni in scarponi.

Però quest’anno il paesello veneto è rimasto isolato nella sua bellezza, tra la maestosità delle vette che, dapprima imbiancate, poi verdeggianti e nuovamente bianche, sono state fortemente disertate dai turisti.

Un confinamento che ha la parvenza e il sapore di un abbandono da parte dello stato.

Lo racconta Sabrina Soppera che in quel territorio lavora da decenni, conducendo Villa Eden, ormai vuota, senza né clienti né personale, ma sommersa dai pagamenti da effettuare.

“A fronte di un anno senza lavoro mi ritrovo con tante bollette e fatture in scadenza e senza ristori”.

Afferma l’albergatrice di Villa Eden che, intervistata da Il Gazzettino, racconta 13 mesi di aperture faticose e chiusure repentine.

La proposta di denuncia allo stato

Un valzer che è costato molto ai titolari delle strutture ricettive turistiche, per le novità introdotte per legge e per i rimborsi continui ai clienti costretti a disdire il soggiorno all’ultimo momento.

Il governo non ha fatto fronte ai disguidi con indennizzi, che invece sono arrivati “ai colleghi europei in estate e autunno”.

“Sono stanca di sentire che si abbasseranno le tasse e poi invece non accade mai: bisognerebbe denunciare in Europa questa ingiustizia.”

È l’appello disperato della proprietaria di una struttura oggi desolata e desolante, ma che dal 1973 ha ospitato viaggiatori senza interruzioni, fino al febbraio del 2020.

Lo avevano fondato i genitori, che emigrati in Svizzera, ritornarono nell’amata terra natia. L’amore però non pare ricambiato.

“Chi pagherà la bolletta dell’Enel tra pochi giorni?”

Chiede Soppera. Poi da voce al dubbio che hanno in moltissimi Italiani:

“La politica si rende conto delle difficoltà? o serve l’ennessimo gesto di qualche imprenditore sfinito?”

Domande che sembrano tristemente retoriche. L’imprenditrice chiede giustizia per il diritto al lavoro negato.

È stato detto che era pericoloso aprire, ma vuole che si sappia che gli albergatori sono “morti lo stesso”.

 

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