Home News Istat, la donna viene pagata meno dell’uomo: perché questa differenza?

Istat, la donna viene pagata meno dell’uomo: perché questa differenza?

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ISTAT: rimane ampia la forbice retributiva tra le lavoratrici e i colleghi uomini

Indagine Istat: due anni fa ammontava a +7,4%, mentre 5 anni fa era pari a + 8,8: il trend dello scostamento retributivo uomo-donna è in calo, ad oggi il gap è ancora troppo elevato.

Differenziali retributivi per tipologia di contratto

Lo scostamento valoriale si riflette anche sulle diverse tipologie di contratti di lavoro: i contratti di lavoro a tempo pieno (pari al 68,3% dei rapporti totali) presentano una retribuzione oraria più elevata rispetto alle altre tipologie.

La retribuzione oraria dei lavoratori assunti con contratto full-time è pari a 11,98 euro ed è superiore del 19% a quella dei contratti part-time.

Retribuzioni: gap valoriale per qualifica contrattuale

Analizzando la qualifica contrattuale è emerso dall’indagine ISTAT che i dirigenti, le figure apicali e gli impiegati percepiscono una retribuzione oraria del 65,4% in più rispetto agli apprendisti.

Le posizioni lavorative con almeno 90 giornate retribuite nell’anno registrano una retribuzione oraria di 11,65 euro, con uno scostamento retributivo del +13,5% rispetto a quelle con meno di 90 giornate retribuite.

Retribuzioni e i dati Istat

Lo studio ha rilevato che le retribuzioni orarie più basse si osservano per i rapporti di lavoro di imprese geolocalizzate nelle regioni del Sud Italia (10,25 euro), mentre il valore più elevato si registra in quelle del Nord-ovest (11,91 euro) con un differenziale retributivo pari al 16,2%.

Le grandi imprese hanno difficoltà a reperire personale specializzato e continuano ad assumere specialisti ICT (38,4%).

L’accesso alla rete e l’utilizzo di strumenti informatici e applicazioni espongono le imprese a possibili attacchi esterni.

Reddito famiglie italiane

Il reddito netto medio dei nuclei familiari italiani è stato di 31.393 euro annui, in crescita del 2,6% in termini nominali e dell’1,2% come potere d’acquisto.

Resta un gap valoriale del -8,8% rispetto ai dati in epoca pre-crisi e la disuguaglianza non si riduce assolutamente.

Il reddito totale delle famiglie più abbienti continua a essere più di sei volte quello delle famiglie più povere.