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Internet influisce negativamente sul cambiamento climatico

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Netflix, YouTube, video vietati ai minori e social contribuiscono al cambiamento climatico. Le mail che mandiamo tutte le mattine in ufficio o dal nostro cellulare le possiamo definire “inquinanti” per l’ambiente

cambiamento climatico

I flussi di dati che si spandono continuamente mediante internet possono prendere parte al cambiamento climatico. A rivelarlo è una ricostruzione di Valori.it, e-magazine promosso da Banca etica, uno dei rari istituti di credito in Italia ispirato alla Finanza Etica.

Come i dati internet influiscono sul cambiamento climatico

L’invio dei dati a migliaia di chilometri di distanza passa all’interno di grandi data center o super-computer center perennemente attivi che immagazzinano grandi quantità di energia.

Nel 2009 uno studio condotto da McAfe mostrava come lo spam originasse da solo l’emissione di gas serra prodotto da tre milioni di automobili, pari quindi all’inquinamento prodotto da 7,5 milioni di litri di benzina.

Il think tank francese The Shift Project ha parlato da poco di uno studio nel quale viene calcolato il contributo di internet all’emissione di gas serra. Stando ai dati condivisi, internet origina il 4 per cento delle emissioni su scala globale di gas ad effetto serra e l’indice risulta in aumento.

I responsabili di questo inquinamento sono in special modo i video che producono più di 300 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. I maggiori produttori di energia sarebbero i film porno che “incarnano” un buon 27 per cento del totale del traffico mondiale.

Nel 2018 hanno consumato oltre 80 milioni di tonnellate di CO2, pari allo 0,2 per cento delle emissioni mondiali. Nella graduatoria dei video “più massicci” e inquinanti ci sono anche le serie TV e i film di Netflix, Amazon Prime e Openload.

Le parole del direttore:

“Se vogliamo essere seri sugli obiettivi di transizione energetica è indispensabile prendere in considerazione l’impatto del digitale, che è in crescita esponenziale”

Ha confessato il direttore del think tank Matthieu Auzanneau.

“Non si tratta di essere pro o contro tale o tale uso del web che sia esso la pornografia, Netflix o le mail. Si tratta di evitare che risorse preziose per la società non patiscano un sovra-consumo provocato da altre risorse considerate meno essenziali. Nel Ventunesimo secolo, non scegliere non è un’opzione possibile. La domanda è: siamo pronti?”

Questa la domanda del think tank francese, alla quale, purtroppo, ancora non c’è risposta.