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Incidente Corso Francia: la Procura dice no al patteggiamento di Pietro Genovese

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La Procura ha respinto la richiesta degli avvocati di Pietro Genovese, imputato per l’incidente di Corso Francia, in cui persero la vita Gaia e Camilla.

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I legali di Genovese avevano chiesto una condanna a due anni e 6 mesi con pena sospesa per l’incidente di Corso Francia.

La tragica morte di Gaia e Camilla

Era da poco passata la mezzanotte del 22 dicembre 2019, quando quando Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann furono travolte da un’auto in Corso Francia a Roma, nei pressi di Ponte Milvio.

Alla guida dell’auto che le travolse c’era Pietro Genovese, figlio del noto regista Paolo. Il ragazzo, che era in macchina con altre due persone, risultò positivo all’alcoltest. Il tasso alcolemico era infatti di 1,4, il triplo di quello consentito per legge ad un neopatentato.

Genovese procedeva ad una velocità di 90 Km/h, mentre su Corso Francia il limite è di 50 Km orari.

Le versioni sull’incidente di Corso Francia furono da subito discordanti. Gli amici di Pietro Genovese raccontarono che Gaia e Camilla erano sbucate fuori dal nulla e sarebbe stato impossibile vederle.

Altri testimoni raccontarono invece di aver visto le due ragazze attraversare vicino al semaforo, altri ancora che le adolescenti erano lontane dalle strisce e che avevano scavalcato il guardrail.

Procura rigetta la richiesta di patteggiamento

Come riferisce anche Fanpage, la Procura ha respinto la richiesta di patteggiamento avanzata dagli avvocati di Pietro Genovese. Per il giovane, che causò l’incidente di Corso Francia, era stata chiesta una condanna a due anni e sei mesi di reclusione con pena sospesa.

Se la Procura avesse accettato la richiesta di Genovese, il ragazzo non soltanto non sarebbe finito in carcere, ma non avrebbe dovuto fare nemmeno fare i servizi sociali.

Il 20enne potrà comunque accedere al rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena.