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Golpe in Myanmar, più di 90 morti in un giorno, uccisi anche due bambini

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Il popolo, disarmato e pacifico, continua a manifestare il dissenso verso il potere dei militari che, spietati, proseguono a torturare, incarcerare e sparare.

Myanmar, 93 morti in un giorno, tra questi ci sono anche bambini
Bambino ferito – Afb

Solo oggi 27 marzo gli spari dei golpisti hanno ucciso 93 persone, secondo l’agenzia statunitense Associated Press. Mentre il Guardian riprende le notizie degli organi di informazione del Paese: a essere colpiti ci sarebbero anche bambini.

I caduti indifesi

In Myanmar la tensione è cresciuta. Lo testimonia lo spargimento di sangue dei civili, che oggi è un fiume in piena.

Dall’inizio della garbata e decisa opposizione popolare, non erano mai stati così tanti i decessi per mano dei generali che, in un’unica giornata, hanno provocato 93 morti.

Ad attestarlo è una fonte anonima che tiene il macabro conteggio in tempo reale. Secondo Myanmar News le vittime sarebbero 91.

Inoltre il noto giornale britannico riporta l’uccisione di un bambino di 5 anni. L’informazione, al momento, non trova riscontro nei media locali.

È invece la già menzionata testata del posto a raccontare l‘interruzione dei giochi di un bimbo di appena un anno e la tragica fine di una ragazzina.

Il primo è stato colpito all’occhio da un proiettile di gomma. La 13enne invece era a casa quando è stato decretato il finale della sua vita. A lei è stata riservata una pallottola in metallo.

I dati di Assistance association for political prisoners registrano 400 vittime negli ultimi due mesi. Tra queste 20 sono minorenni.

…nel giorno di festa

La violenza si è esecerbata in concomitanza con una ricorrenza molto importante per gli uomini armati che hanno sradicato l’ultimo faticoso tentativo di democrazia nel Paese: la festa delle forze armate.

Una parata imponente, sfoggio di forza muscolare e dittatoriale, ha attraversato le strade di Naypyitaw.

Non sono mancati gli ospiti internazionali, tra cui spicca la presenza Alexander Fomin, viceministro della difesa russa. Non potevano mancare i rappresentati della Cina, e poi di Pakistan, Vietnam, Thailandia, India e Laos.

Perché il popolo è sceso in piazza di nuovo

La sera di venerdì la tv nazionale aveva profuso un invito minaccioso:

“Imparare la lezione dai morti delle proteste che sono stati colpiti alla testa o alla schiena”.

Ma i Birmani non hanno abbassato la testa all’intimidazione ufficiale. Così hanno manifestato, ma stavolta la risposta dei golpisti è stata spietata.