Home News Fusione MPS-Popolare di Bari: le finalità della proposta della Ruocco

Fusione MPS-Popolare di Bari: le finalità della proposta della Ruocco

CONDIVIDI

Equita prende in considerazione la proposta del M5S sull’uscita del MEF da Siena: la Presidente della commissione parlamentare Carla Ruocco mira a creare uno schema bad bank/good bank.

MPS fusione Popolare Bari

Il Board ha tempo fino al 23 settembre per chiedere oltre 1 miliardo di danni a Nomura.

Secondo il piano proposto dalla Ruocco, la good bank, il cui perimetro dovrebbe essere rappresentato dagli sportelli al netto dei rischi annessi, verrebbe fusa in un’altra realtà (la Ruocco cita la Popolare di Bari) per creare una banca con forte presenza nel Meridione italiano.

La principale finalità della fusione MPS-Popolare di Bari è quella di condurre in sicurezza l’uscita dello Stato dal capitale dell’istituto bancario senese, oltre a creare una realtà bancaria diffusa nel Sud Italia.

La creazione di una bad bank, nella quale fare confluire i residui Npe e i rischi legali, consentirebbe di creare un soggetto specializzato in recovery e servicing degli NPL.

Fusione MPS-Popolare di Bari: quali conseguenze?

Sulle conseguenze derivanti dalla fusione MPS e Popolare di Bari è intervenuto Giovanni Razzoli di Equita, i cui commenti sono stati riportati da Milano Finanza.

La fusione tra l’istituto senese e la banca pugliese presenta degli ostacoli “difficilmente superabili”: si pensi al

“trasferimento delle passività alla good bad dalla bad bank, che aprirebbe ulteriori fronti legali anche alla luce delle recenti emissioni effettuate dalla banca”.

L’alternativa sarebbe quella

“per lo Stato, di farsi carico dei rischi legali della banca, soluzione che presenta costi diretti, a partire dall’entità delle cause, e indiretti sul fronte degli oneri trasferiti sui contribuenti, molto elevati”.

Fusione MPS-Popolare di Bari: scadono i termini della prescrizione

Il 23 settembre scadono i termini della prescrizione per l’annullabilità del contratto transattivo con Nomura.

Se il Consiglio di Amministrazione dell’istituto di credito senese non lasciasse prescrivere quel contratto, potrebbe impugnarlo e chiedere i 350 milioni pagati a suo tempo più danni per 700 milioni.

Recentemente Mps ha collocato bene sul mercato un bond Tier 2 per 300 milioni di euro, più dei 250 milioni inizialmente fissati su richiesta della BCE.