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Flotta di pescherecci assaltano le Galapagos. Ecuador: “Ora basta”

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Le Galapagos sono assaltate da una vera e propria flotta di pescherecci cinesi. Il governo ecuadoriano non ci sta e dice “Ora basta.”

Flotte di pescherecci assaltano le Galapagos. Ecuador: "Ora basta"

Le isole Galapagos sono assaltate da una flotta di pescherecci cinesi. Secondo fonti della Marina ecuadoriana, ci sono circa 260 imbarcazioni tra pescherecci, navi di rifornimento e di stoccaggio. Si sono messe appena fuori dal limite dell’acque della zona economica esclusiva dell’Ecuador.

Quest’arcipelago è un tesoro di biodiversità, composto da 13 isole grandi, 6 piccole e ben 42 isolotti, ispirò Charles Darwing per la stesura della teoria evoluzionistica. Conserva sulle sue isole specie uniche che sono presenti esclusivamente alle Galapagos.

Galapagos, le minacce alla biodiversità

L’Ecuador ha deciso di lanciare un allarme a livello internazionale per quanto sta accadendo. Le imbarcazioni cinesi sono nelle acque internazionali vicino alla riserva marina delle Galapagos. Secondo il presidente Lenin Moreno, si avverte una forte pressione e chiede che le nazioni che si affacciano sul Pacifico, prendano una posizione comune. La Marina Militare aveva già segnalato il 17 luglio, la presenza di molte imbarcazioni cinesi. Il ministero degli Esteri in quell’occasione aveva protestato formalmente con il governo cinese:

“in maniera cordiale ma ferma”.

Ora visto il numero, il presidente Moreno è tornato a far sentire la propria voce:

“Le Galapagos non sono solo una delle zone di pesca più ricche del pianeta, ma un focolaio di vita, non solo per l’Ecuador, ma per l’intero pianeta, per la biodiversità e la sicurezza alimentare.”

Un episodio simile si era verificato nel 2017, quando la flotta cinese dedita alla pesca illegale composta da 297 navi, si era avvicinata alla Riserva Marina delle Galapagos. Una delle navi interessate si chiama Fu Yuan Yu Leng 999, che è lunga 99 metri di lunghezza e poteva navigare fino a 60 giorni senza bisogno di rifornimenti. Nella stiva erano stipate circa 300 tonnellate di pescato vietato, per lo più squali.

Si tratta di un problema di geopolitica, in quanto i pescherecci formalmente si trovano in acque internazionali e non sono soggette ad alcuna giurisdizione. Non esistono norme chiare per gestire questo caso e quindi ci si deve affidare esclusivamente alla cooperazione internazionale.