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Fabrizio Corona esce dal carcere, la madre gioisce “È la cosa giusta, sono felicissima”

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Dopo lo sciopero della fame il re dei paparazzi è di nuovo a casa e racconta ai fan l’agognato ritorno.

Fabrizio Corona ritorna a casa

 

Fabrizio Corona testimonia il rientro e il suo stato d’animo con qualche storia e un post di due foto su Instagram. Nelle prime filma frammenti di vita domestica ritrovata, nel secondo la lettera che Fedor Dostoevskij scrisse al fratello il giorno in cui scampò, per pochissimi minuti, la pena di morte.

Il pranzo in famiglia

La richiesta dei legali di Corona di scontare la pena detentiva a casa è stata accolta.

Quale mamma non sarebbe contenta di riabbracciare il figlio soprattuto dopo un periodo difficile?

Così Gabriella Previtera, che mise al mondo il secondogenito di tre maschi 47 anni fa, è raggiante.

“È stata la cosa giusta da fare. Sono felicissima, non vedo l’ora di abbracciarlo.”

Afferma poco dopo avere ricevuto la lieta notizia.

Allora lo accoglie come farebbe qualsiasi madre italiana: gli cucina un pranzo che vale una montagna di abbracci e carezze.

La vediamo assorbita nelle azioni culinarie con la dedizione di Carlo Cracco.

In altri piccoli video si vede il salotto, si respira il clima casalingo disteso e gioviale.

Per il benessere psichico

La decisione dei magistrati è dovuta alle condizioni di salute psicologica del detenuto, che tanto aveva protestato contro il rientro in cella a cui fu costretto un po’ di settimane fa.

Il motivo che portò alla revoca della clemenza prima concessa, è da rintracciare nelle libertà che il detenuto si era preso: come l’abbandono del domicilio senza il consenso dei magistrati e l’aver ospitato varie parsone in casa, in special modo pregiudicati.

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Allora si tagliò i polsi, postò una foto col il volto insanguinato, subito rimossa dalla piattaforma social e, recalcitrante, infranse i vetri dell’autoambulanza che lo trasportava verso il reparto di psichiatria di Niguarda.

Minacciò più volte di togliersi la vita per combattere contro l’ingiustizia che gli sarebbe stata perpetrata.

La citazione di Fedor Dostoevskij

Corona si ritrova nelle parole dello scrittore russo davanti alla morte elusa.

Era il 1849 quando l’intellettuale era in attesa di essere giustiziato per il suo fervore per la politica e questioni sociali ancora cruciali e attuali.

Accadde che, a qualche minuto dal suo turno di morte, fu sottratto ad una fine brutalmente prematura.

La pena venne commutata in 4 anni di lavori forzati che avrebbero segnato per sempre l’uomo e lo scrittore.

Quel giorno di grazia, all’interno della fortezza di San Pietro e Paolo di San Pietroburgo, scrisse una lettera straziante al fratello per comunicargli il pericolo inaspettatamente scampato.

“Non mi sono scoraggiato, né perso d’animo. La vita è vita ovunque, la vita è dentro di noi, non al di fuori.”

L’imprenditore gossiparo attinge alle parole intrise, nonostante il destino avverso, di coraggio a voglia vivere.

E di positività Corona ne dovrà fare incetta per scontare la pena fino alla fine, prevista il 20 settembre 2024.