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Etiopia, timori per il conflitto: la guerra potrebbe estendersi

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Guerra tra Governo Federale e Fronte di Liberazione del Tigrè in Etiopia rischia di allargarsi: scontri sempre più sanguinosi, il timore incalza.

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La guerra scoppiata in Etiopia tra governo federale e fronte di liberazione del Tigrè rischia seriamente di allargare i confini territoriali.

La guerra si espande

Il partito dominante nella regione del Tigrè è il TPLF, Fronte di Liberazione del Tigrè, ed è al momento in guerra con il governo federale.

La guerra è scoppiata all’inizio di novembre e gli scontri a fuoco non hanno risparmiato civili innocenti. Giorno dopo giorno si sono fatti sempre più intensi e ora incalza il timore che il confitto possa allargarsi, ad esempio anche all’Eritrea.

Domenica le forze armate del Tigrè hanno bombardato Asmara, capitale dell’Eritrea, con dei razzi con l’obiettivo di espandere e rendere internazionale il conflitto.

Il TPLF, si legge su IlPost.it, crede che l’Eritrea sia sostenitrice del governo federale etiope nonostante storicamente tra loro non scorra buon sangue.

Coinvolgimento dell’Eritrea

L’espansione del conflitto armato fino in Eritrea è preoccupante poiché porta la guerra fuori dai confini nazionali etiopi creando squilibri in tutto il Corno d’Africa. Rischiano di essere inglobate anche la Somalia e il Gibuti.

In Eritrea il regime del dittatore Isaia Afwerki non ha mai preso le parti del Tigrè. Tra Etiopia ed Eritrea una guerra sanguinosa di confine durata due anni, dal 1998 al 2000, si concluse nel 2018 con un trattato di pace. All’epoca il governo federale etiope era condotto dal TPLF e nonostante il trattato di pace ancora non scorre buon sangue tra questo partito e l’Eritrea.

Il conflitto in atto ha già causato 500 morti secondo i media locali ma il numero effettivo potrebbe essere molto più alto. Nel Tigrè i giornalisti sono impossibilitati a recarsi nelle zone di combattimento e quindi le notizie sono poche e forse inesatte.

25mila persone, abitanti del Tigrè, sono stati obbligati ad abbandonare le loro case a causa della guerra e si sono recati in Sudan per cercare rifugio.

Negli ultimi giorni i soldati di entrambe le fazioni hanno commesso atrocità nei confronti dei civili e l’ONU non esita a parlare di un prossimo disastro umanitario. Pochi giorni fa un pullman pieno di innocenti è stato attaccato, nessun sopravvissuto.

Nessun segno di pace

La pace sembra un miraggio, nessun segnale di negoziati o tregue al momento.

Il primo ministro etiope, lo stesso che firmò il trattato di pace con l’Eritrea nel 2018, è intenzionato a portare avanti il conflitto armato contro il Tigrè: il potere del TPLF deve giungere alla fine.

Sudan ed Eritrea, paesi vicini che potrebbero essere a breve coinvolgi nel conflitto, sembrano propensi ad affiancare il governo Abiy anziché il TPLF.