Home News Etichette dei prodotti, come riconoscere i pericoli per la nostra salute

Etichette dei prodotti, come riconoscere i pericoli per la nostra salute

CONDIVIDI

Esistono delle indicazioni nell’etichette dei prodotti che dobbiamo saper leggere, per evitare inutili rischi per la salute

Etichette dei prodotti
Etichette dei prodotti

Le etichette dei prodotti sono presenti per la pasta al glifosato alle pentole tossiche, possiamo trovare molte sostanze più o meno tossiche. Per questo motivo è molto importane saper leggere la lista dell’etichetta. Ecco un elenco di alcune sostanze che possono essere dannosi o non buone per il nostro organismo

Sostanze dannose

In base alle norme è obbligatorio riportare gli’ingredienti utilizzati nei prodotti che andremo ad acquistare.

  • Additivi: si tratta di prodotti aggiunti durante la preparazione, imballaggio e addirittura durante il trasporto. Possono essere coloranti (da E 100 a E199), conservanti (da E200 a E299), antiossidanti e correttori di acidità (da E300 a E399), addensanti, stabilizzanti e emulsionanti (da E400 a E499), correttori di acidità e antiagglomeranti (da E500 a E599), esaltatori di sapidità (da E600 a E699). Tra quelli rischiosi troviamo l’E150c caramello ammoniacale, E150d caramello solfito ammoniacale potenzialmente cancerogeno, come dichiarato dall’Oms. Lo possiamo trovare nell’aceto balsamico, salsa di soia, zuppe pronte, biscotti, merendine, gelati, bevande gassate.
  • Glifosato nella pasta: consumiamo circa 27 kg a testa all’anno. Prima d’acquistare un pacco di pasta, accertiamoci che il grano utilizzato non provenga da coltivazioni di paesi Extra UE. Infatti è molto probabile ch provengano dal Canada, paese che utilizza il glifosato in pre-raccolta, modalità in Italia vietata. Il glifosato è considerato come cancerogeno dal 2015 dopo che l’Agenzia internazionale l’ha dichiarato tale.
  • Insalata piena di microorganismi patogeni: secondo uno studio del febbraio 2019 dell’Università di Torino, ha analizzato un campione di 100 insalate confezionate e pronte all’uso. Il lavaggio non sarebbe in grado d’eliminare completamente la carica batterica. Possiamo trovare l’Escherichia coli(nel 3% dei campioni, l’Enterobacter sakazakü nel 10%, Pseudomonas nel 7%, lo Staphylococcus nel 18% e la Toxoplasmosi.
  • Shampoo: possiamo trovare sostanze chimiche che indeboliscono i nostri capelli. Si tratta di sostanze che derivano dall’ammoniaca come il TEA, MEA, DEA, Cocamide DEA, Cocamide MEA, DEA-cetyl phosphate, DEA oleth-3 phosphate, Lauramide DEA, Linoleamide MEA, Myristamide DEA, Oleamide DEA, Stearamide MEA, TEA-lauryl sulfate.
  • Dentifrici al Triclosan: sostanza conservante e antibatterica, molto simile alla diossina, potenzialmente cancerogeno, interferente endocrino, legato a fenomeni di antibioticoresistenza.
  • Assorbenti Tossici: possono avere contener polipropilene oltre a fibre sintetiche trattate con vaselina, alcol, ossido di zinco, silice dimeticone, colla, coloranti, rayon e in alcuni casi inchiostri. Il rayon è una fibra prodotta usando solfuro di carbonio e soda caustica. Quelli prodotti con cotone, possono contenere glifosato, pesticidi, erbicidi e OGM.
  • Pentole antiaderenti: molto comode, ma contengono sostanze antiaderenti pericolose cioè il teflon e i Pfoa. Sono interferenti endocrini, arrivando ad aumentare i rischi di cancro e di altre patologie come detto dal Ministero della Salute e AIRC.
  • Vestiti: scegliete se potete fibre naturali, perché le fibre sintetiche spesso derivano dal petrolio e necessitano di molti trattamenti chimici, con addirittura 8.000 secondo la rivista The Ecologist. Non permettono al nostro corpo una normale traspirazione, liberando molecole che sono connesse ad infertilità, malattie respiratorie, dermatiti da contatto e cancro. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea, il 7-8% delle patologie dermatologiche è causato da ciò che indossiamo.
  • Ftalati: presenti nella finta pelle, nel PVC, come eccipienti, nei deodoranti per l’ambiente, vengono utilizzati per conferire flessibilità e la modellabilità. Gli ftalati sono degli inquinanti organici persistenti, che interferiscono con il nostro sistema endocrino. Si camuffano con gli estrogeni, che portano alla femminilizzazione dei neonati maschi, disturbi nello sviluppo dei genitali. Inoltre possono portare ritardi nella maturazione dei testicoli, fanno crescere la sterilità, agire sugli ormoni tiroidei e sul progesterone materno. Nell’opuscolo del Ministero della Salute del luglio 2012 si può leggere che

“il loro utilizzo non è consentito a concentrazioni superiori allo 0,1% né nei giocattoli, né negli articoli destinati all’infanzia. Ma nei vestiti sì”

La normativa di riferimento

In Italia la normativa è più stringente, ma in paesi come gli USA non sempre è a favore del consumatore. Purtroppo bisogna dire che L’agenzia europea dell’Efsa l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e l’americana Fda Food and Drug Administration, non sono in grado d’esaminare ogni prodotto nello specifico. Spesso si limitano a leggere la documentazione che le aziende passano loro, senza però considerare l’età cioè i test sono fatti solo su persone adulte e sane, il cocktail di diverse sostanze, la combinazione di sostanze contenute in più prodotti d’uso comune e il loro accumulo nel tempo nel nnostro organismo.