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“Mi sono convertita all’Islam per salvarmi”: la storia di Édith Blais rapita insieme al fidanzato

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Le Sablier, in uscita in Francia il libro di Édith Blais sulla sua incredibile avventura a lieto fine.

storia Edith Blais

 

La storia di Édith Blais è un susseguirsi di emozioni, luoghi, incontri e colpi di scena: dall’innamoramento fulmineo con Luca Trachetto, al lungo viaggio insieme da Padova all’Africa occidentale, poi il sequestro in Togo, la divisione dal fidanzato, la conversione all’islam per salvarsi e infine la fuga in coppia.

La clessidra

La donna canadese, 31 anni oggi, ha deciso di raccontare la storia del rapimento che ha destato l’attenzione mondiale e scosso il Canada e l’Italia.

Infatti il fidanzato di Édith, Luca Trachetto, 35 anni, è veneto.

Blais ha narrato l’avventura mozzafiato affidandosi alla scrittura e il risultato è Le sablier, la clessidra in italiano, il libro in uscita in Francia il 20 gennaio.

Trecento pagine per una storia di 454 giorni. Il tempo infinito contato dalla sabbia dell’antico orologio, come infinita è la sabbia del deserto che li ha ospitati e trattenuti.

Notiziari e giornali di tutto il mondo avevano reso nota la triste notizia, dalla scomparsa della coppia il 15 dicembre 2018 fino al ritorno in patria il 15 marzo 2020.

L’incontro, il viaggio e la scomparsa

I due si erano conosciuti durante l’Erasmus di Trachetto in Canada nel novembre 2018, poi avevano intraprenso un viaggio in macchina da Vigonza (Padova) fino al Togo, dove erano diretti per aiutare degli amici nella costruzione di un villaggio per persone bisognose.

Ma nel passaggio tra Burkina Faso e Togo sono stati rapiti e tenuti prigionieri dapprima insieme, in seguito separatamente. Così è sopraggiunto anche il momento della conversione all’Islam per sopravvivere.

In seguito gli interrogatori per le indagini, i due, attentamente seguiti dai media, hanno fornito maggiori informazioni sui carcerieri: si erano definiti jihadisti, vicino ad Al Qaeda, li spostavano di continuo, non li hanno mai minacciati con armi, garantivano loro il cibo e sembrano dei professionisti del rapimento per tempra e organizzazione.

Il ritorno nel mondo

In totale la prigionia è durata 15 mesi, interrotta solo dalla voglia di libertà e dal coraggio che ha indotto i due alla fuga.

Una fuga di stracci legati ai piedi perché non avevano le scarpe, di ore e ore di cammino durante la notte, del passaggio di un camionista in città, della richiesta di aiuto e infine del ritorno a casa e della scoperta che il mondo combatteva una pandemia (l’Italia aveva appena iniziato il lockdown).