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Dossier Autostrade, gruppo Benetton pronto a vendere subito tutta la quota Aspi

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Si complica il Dossier Autostrade, all’indomani dell’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio di Genova con il premier Conte che encomiava la soluzione prospettata.

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La holding dei Benetton Atlantia dichiara che la trattativa con Cdp rischia di non andare in porto.

Pertanto, si rischia di andare verso lo stop a trattativa con Cdp: il Consiglio di amministrazione di Atlantia ha rilevato

“concrete difficoltà nel proseguimento positivo delle trattative con Cdp”

per il passaggio di Autostrade per l’Italia sotto il controllo dell’ente.

Atlantia pronta a vendere Aspi al miglior offerente

Per Atlantia ci sono concrete difficoltà nel proseguimento positivo delle trattative, non solo per concordare la definizione di meccanismi volti a determinare il valore di mercato di Aspi, ma anche per effetto di richieste avanzate da parte di Cdp su ulteriori impegni.

Il consiglio ha pertanto ritenuto di

«dover individuare – con spirito di buona fede – anche soluzioni alternative idonee comunque a giungere ad una separazione tra la società ed Autostrade per l’Italia, che diano certezza al mercato, sia in termini di tempi che di trasparenza, nonché della irrinunciabile tutela dei diritti di tutti gli investitori e stakeholders coinvolti».

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di procedere alla vendita dell’intera quota dell’88% detenuta in Autostrade per l’Italia, al quale potrà partecipare Cdp congiuntamente ad altri investitori istituzionali.

Altra possibilità presa in considerazione dal Board sarebbe la

“scissione parziale e proporzionale di una quota fino all’88% di Autostrade per l’Italia mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in borsa, creando quindi una public company contendibile”.

Atlantia spiega che le due operazioni

“potranno essere condotte da Atlantia in parallelo, fino ad un certo punto”.

A tale fine per il 3 settembre sarà convocato un Consiglio di Amministrazione straordinario nel quale sarà votato il progetto di scissione della quota di Autostrade in una nuova società.

Autostrade, i soci vogliono uscire dall’azionariato e guadagnarci

Per uscire dall’azionariato di Autostrade per l’Italia, la famiglia Benetton e i soci vogliono guadagnarci il più possibile.

L’intenzione non è vendere a Cassa depositi e prestiti – come previsto dall’accordo firmato il 14 luglio con il governo – a un prezzo più basso rispetto a quello che potrebbero spuntare sul mercato.

La proposta del gruppo, di cui i Benetton detengono il 30%, prevede che l’88% venga messo sul mercato attraverso una gara internazionale.

Cdp può partecipare insieme ad altri investitori di suo gradimento, ma le azioni andranno al miglior offerente.

Hedge fund Tci sostiene le soluzioni di Atlantia

L’hedge fund Tci, che aveva annunciato un ricorso alla Commissione europea, commenta:

“Sosteniamo in pieno le soluzioni di Atlantia, vogliamo una vendita diretta della quota dell’88% di Atlantia in Aspi attraverso un processo trasparente o uno scorporo di Aspi a un prezzo equo di mercato”.

Viene chiesto alla Unione Europea di

“intervenire per proteggere gli azionisti di minoranza di Atlantia e il gruppo”.

Anche la Fondazione Crt, che detiene circa il 4,6% di Atlantia è

“favorevole alle soluzioni di Atlantia, verso una vendita diretta della quota dell’88% di Atlantia in Aspi attraverso un processo trasparente o uno scorporo di Aspi a un prezzo equo di mercato”.

Atlantia: semestre in “rosso”

Nel primo semestre Atlantia ha registrato una perdita del gruppo pari a 772 milioni a fronte di un risultato in utile per 594 milioni nello stesso periodo del 2019.

Il margine operativo lordo è in calo del 63% a 1,3 miliardi e i ricavi operativi sono in calo di 1,89 miliardi, -34%, a 3,714 miliardi.

In calo anche gli investimenti operativi: -22% a 633 milioni. Considerando la riduzione di traffico ed ipotizzando una graduale ripresa a partire dal secondo semestre 2020, il gruppo stima

“un potenziale impatto negativo sui ricavi nell’ordine di 3 miliardi” nel confronto con l’anno precedente e “una potenziale riduzione dei flussi operativi al netto degli investimenti pari a due miliardi”.