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Decapitò la tabaccaia perché non vinceva al lotto: chiuse le indagini, cosa è emerso

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Ad un anno dal ritrovamento della tabaccaia decapitata il filippino arrestato è stato incriminato per omicidio premeditato

Tabaccaia decapitata
luogo dell’omicidio della tabaccaia decapitata

Era ludopatico l’uomo che un anno fa uccise la tabaccaia Mariella Rota ritrovata decapitata a Reggio Calabria, ora arriva la formale accusa di omicidio.

La terribile morte della tabaccaia decapitata

Una vicenda da film horror che arriva da Reggio Calabria è che è rimasta nella mente di molti da quando un anno fa è balzata alle cronache.

A farne le spese un’ignara tabaccaia 66enne uccisa in maniera orribile nel suo esercizio commerciale e ritrovata il 30 luglio 2019.

Mariella Rota, questo il nome della vittima, gestiva una tabaccheria nelle prossimità del centro storico di Reggio Calabria.

La notte tra il 29 ed il 30 luglio i vicini sentirono grida e rumori sospetti che il giorni dopo ebbero conferma: la donna era stata uccisa con numerose coltellate e quasi decapitata.

L’orribile scena ha inizialmente suggerito agli inquirenti una rapina finita male: si ipotizzava anche la presenza di più aggressori, forse affiliati della malavita locale, data la ferocia del delitto.

Eppure la verità era ben diversa e ad indirizzare le indagini in una differente direzione furono le riprese delle telecamere in uso.

Dalle immagini infatti si apprese che a compiere l’omicidio fu un solo uomo, appostatosi nell’androne del negozio di Mariella munito di una mannaia.

A quel punto l’uomo si sarebbe avventato sulla povera 66enne colpendola a raffica: le taglierà prima le dita di una mano e poi la testa.

Sempre secondo le ricostruzioni delle telecamere l’uomo si sarebbe a quel punto cambiato la maglietta insanguinata e dopo aver sottratto denaro dalla cassa, si sarebbe dileguato.

Dopo un anno si sono chiuse le indagini: le accuse definitive

Due gli errori madornali commessi dal l’omicida arrestato dopo poche ore: era stato identificato grazie al tatuaggio sul braccio.

Billy Jay Sicat filippino in Italia da cinque anni è stato arrestato anche perché aveva ingenuamente portato via dal locale l’hard disk.

Il 43 enne ha ammesso subito il terribile testo: non era un rapinatore ma un abituale giocatore del lotto e conosceva bene la vittima.

Lo scorso giugno 2020 si sono chiuse le indagini e per lui sono scattate le accuse di omicidio premeditato, rapina e porto ingiustificato di armi.

Le motivazioni del gesto, espresse dal sostituto procuratore Maria Scavello, sono eloquenti come riporta il settimanale Cronaca Vera.
Sicat avrebbe infatti agito:

“.. Provando un forte risentimento nei confronti di Maria Rota cui imputava condotte in proprio danno legate alla riscossione di vincite del gioco del Lotto”

Ora la sentenza potrebbe condurre Sicat all’ergastolo.