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Crisi Covid-19: l’inflazione è dietro l’angolo?

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La Banca Centrale Europea (BCE) mettendo in atto le misure di confinamento conseguenti al COVID-19, annunciando prestiti e immissioni di liquidità per trilioni di euro, Questa politica non implica necessariamente un prolungato periodo di elevata inflazione nell’Eurozona.

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Ad oggi, la Banca Centrale Europea ha aumentato il suo programma di acquisto di titoli, noto come Quantitative Easing (QE), fino a 1,35 trilioni di euro in acquisti di titoli di debito sovrano societario fino a metà 2021.

La Banca Centrale Europea sta stampando una grande quantità di euro, ciò alimenterà la corsa dell’inflazione?

Inflazione post Covid in agguato? La parola all’esperto

Olivier Blanchard del Peterson Institute for International Economics (PIIE) analizza le possibilità di inflazione e deflazione nell’economia post Covid-19.

Secondo le metriche tradizionali, lo scenario economico è caratterizzato da bassi livelli di inflazione:

“La disoccupazione è eccezionalmente alta e sarà in parte compensata da posti vacanti eccezionalmente alti, per questo è difficile vedere un forte spinta salariale all’orizzonte.

I prezzi delle materie prime sono scesi e quelli del petrolio sono crollati”.

In questo contesto, la “deflazione” potrebbe essere la principale sfida da evitare.

Tuttavia, fornisce anche alcune condizioni che potrebbero rendere possibile lo scenario di “alta inflazione errata”, sebbene gli attribuisca una bassa probabilità di verificarsi.

Inflazione o Deflazione?

Questo scenario economico richiederebbe la combinazione di tre elementi: un grande aumento del rapporto debito / PIL, un aumento molto grande del tasso di interesse neutro e un dominio fiscale sulla politica monetaria.

L’autore avvisa in seguito all’aumento del debito di alcuni governi, in particolare di quelli populisti, può essere tentato di

“mantenere basso il tasso di interesse, in modo da ridurre l’onere del debito”

portando a surriscaldamento dell’economia, livelli più alti di inflazione e persino a iperinflazione, riducendo il valore reale del debito

“ma non senza costi importanti per l’economia”.

“Credo che tre elementi debbano combinarsi per un simile risultato.

Il primo è un aumento molto ampio del rapporto debito / PIL, superiore al 20-30% circa secondo le previsioni attuali.
Il secondo è un incremento vertiginoso del tasso di interesse neutro, cioè il tasso reale sicuro necessario per mantenere l’economia al potenziale.

Terzo, e forse il più importante, è il dominio fiscale della politica monetaria”.