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Coronavirus, bollettino del 4 febbraio: 13.659 casi e 422 morti

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Aggiornamento sulla situazione della pandemia da Covid-19 nel nostro Paese. I dati riportati sono quelli diffusi dal Ministero della Salute.

Il bollettino di oggi 4 febbraio 2021, con gli aggiornamenti sulla situazione del Covid-19 in Italia.

Il bollettino del 4 febbraio

L’evoluzione della pandemia in Italia è monitorata regolarmente dal Ministero della Salute sul portale ufficiale. Il report divulgato ogni giorno riporta i dati riferiti alla situazione nazionale.

Dai dati si evidenzia la curva dei contagi e dei morti e la condizione degli ospedali italiani, con riferimento al numero dei pazienti sintomatici ricoverati nelle terapie intensive.

Un ulteriore dato utile per il monitoraggio riguarda il numero di tamponi eseguiti nelle 24 ore.

Di seguito tutti i dati ufficiali:

  • Nuovi Contagi:13.659  contro i 13.189
  • Morti: 422 contro i 477 di ieri
  • Pazienti ricoverati con sintomi: -4.445
  • Pazienti in terapia intensiva: 2.151
  • Guariti: 17.680 contro i 15.748
  • Tamponi: 270.142 invece dei 279.307

Come appare dai dati, la curva dei nuovi casi è in leggero aumento rispetto a ieri, cosi come quella riferita ai pazienti guariti è in crescita rispetto alla giornata di ieri. Il dato dei tamponi è in leggero calo rispetto a ieri.

I malati di schizofrenia potrebbero avere maggiori rischi di morire per COVID-19

Un gruppo di ricerca del Langone Medical Center dell’Università di New York ha indicato che i malati di schizofrenia avrebbero un rischio 2,7 volte maggiore di morire per l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2.

Si tratta del secondo fattore di rischio, il primo è correlato all’età.

Come si legge su Fanpage, di norma i pazienti colpiti da schizofrenia hanno mediamente 15-20 anni in meno di vita.

In principio era stato ipotizzato dagli scienziati che il numero maggiore di morti per COVID-19 ritrovato in questi pazienti, fosse da imputare ai problemi medici come: il diabete o patologie cardiache.

Ma anche ad esempio all’abitudine al fumo, oltre che a una minore assistenza sanitaria, tutti stati che spesso sono riscontrati in questo tipo di pazienti.

Con tutto ciò, uno studio eseguito analizzando i dati di circa 7.500 pazienti COVID ricoverati nello Stato di New York, mette in luce che vi sarebbe un’incidenza diretta della malattia mentale.

In poche parole la schizofrenia potrebbe intromettersi nel sistema immunitario e far sì che il coronavirus diventi più letale.

Frutto della collaborazione tra vari gruppi di ricerca americani, gli scienziati sono arrivati alle conclusioni, dopo aver visionato le cartelle cliniche di circa 7.500 pazienti presenti in alcuni ospedali tra New York City e Long Island, nel periodo della prima ondata della pandemia.

Nella ricerca sono stati calcolati i tassi di mortalità tra i pazienti a 45 giorni dalla positività riscontrata dopo il tampone oro-rinofaringeo.

Sono state le analisi dei dati che hanno mostrato come al primo posto, come fattore di rischio nella mortalità per COVID-19, vi fosse l’età.
Mentre il secondo fattore di rischio evidenziato era la schizofrenia, con una probabilità 2,7 superiore di morire, rispetto a chi non ne soffriva.

Nel corso di un comunicato stampa la professoressa Katlyn Nemani, prima autrice dell’indagine, ha affermato:

“I nostri risultati dimostrano che le persone con schizofrenia sono estremamente vulnerabili agli effetti della COVID-19”.

Aggiungendo che con questa scoperta il personale medico può assicurare una priorità nella somministrazione di test, oltre che le necessarie cure mediche e i vaccini per questo gruppo di pazienti.

Quello che hanno valutato gli esperti, riguardo questa malattia è che la sua presenza potrebbe modificare la risposta immunitaria a favore di quella che è conosciuta come la “tempesta di citochine” ovvero una risposta eccessiva del sistema immunitario.

A questo punto l’infiammazione diffusa che ne deriverebbe, l’insufficienza multiorgano e la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) risulterebbero più fatali.

Poiché non è insolito che i pazienti schizofrenici soffrano anche di obesità, ha voluto specificare il professor Matthew Hotopf che questo elemento, così come l’uso di farmaci e le condizioni socioeconomiche nella propria analisi, non è stato preso in esame.

Ne deriva pertanto che i risultati della ricerca vanno vagliati con molta cautela, inoltre occorrerà procedere con ulteriori indagini perché si possa confermare lo studio.