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Coronavirus, bollettino del 26 marzo: 39 le vittime tra i camici bianchi dall’inizio della pandemia

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Nonostante l’esito negativo del tampone, Angelo Borrelli è stato di nuovo assente alla lettura del consueto bollettino della Protezione Civile per gli aggiornamenti sull’emergenza coronavirus.

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Il bollettino del 26 marzo: tutti i dati dell’emergenza coronavirus.

Angelo Borrelli ancora assente

Nonostante il tampone abbia dato esito negativo, Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile, ha scelto anche oggi di non prendere parte alla consueta conferenza stampa delle 18.

Nella giornata di ieri Borrelli aveva lamentato sintomi febbrili ed aveva quindi deciso di restare in isolamento cautelativo a casa, in attesa di un nuovo tampone.

Già qualche giorno fa il test aveva dato esito negativo, risultato confermato anche questa mattina dal nuovo tampone effettuato dal capo della Protezione Civile.

Intanto, continua a salire il bilancio dei medici deceduti a causa del coronavirus. I decessi del personale sanitario sono 39 finora, di cui diciotto sono medici di base.

Sono invece 6.205 gli operatori del personale sanitario contagiati. La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha chiesto lo sblocco delle forniture dei dispositivi di protezione e, soprattutto, di poter eseguire i tamponi a medici ed infermieri che presentino sintomi da Covid-19.

Intanto, il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, già a metà giornata si è detto molto preoccupato per quanto sta accadendo nella sua regione.

Il bollettino del 26 marzo

Alle 18 la protezione Civile ha aggiornato i dati sui nuovi decessi e sui pazienti guariti oggi in Italia.

Le persone guarite dal coronavirus oggi sono 999, mentre l’incremento delle persone risultate positive è di 4492.

Il numero dei decessi registrati oggi è di 662, leggermente meno rispetto a ieri, quando i decessi registrati sono stati 683.

Agostino Miozzo ha fatto sapere che nei prossimi giorni saranno selezionati degli infermieri che potranno aiutare i medici che da diverse settimane ormai vivono quotidianamente l’emergenza, soprattutto nelle regioni più colpite.