Home News Condannato a 5 anni di detenzione senza sapere perché

Condannato a 5 anni di detenzione senza sapere perché

CONDIVIDI

Una vicenda in cui il colpevole è inconsapevole. Il processo era avvenuto senza di lui.

Meccanico pena 5 anni
iStock

Oggi la Gazzetta di Modena riporta una storia tragicomica. Il protagonista era ignaro che contro di lui era in corso un procedimento giudiziario.

Una pena improvvisa

Era il 1971 quando Nanni Loy denunciò, con una schiettezza estranea al pubblico cinematografico italiano, l’arretratezza del sistema giudiziario del Paese.

Pare che a distanza di 50 anni non sia cambiato molto.

Giacché la storia del Detenuto in attesa di giudizio (questo il nome della nota pellicola), impersonato da Alberto Sordi in un raro ruolo drammatico, è molto simile a quella di un meccanico 47enne ritrovatosi dietro le sbarre senza sapere il motivo.

Infatti l’uomo, condannato a 5 anni di reclusione, era ignaro anche che qualcuno lo avesse denunciato.

La notifica a lui inviata con raccomandata di ritorno non era mai giunta nelle mani dell’uomo, che aveva da poco cambiato il domicilio. Le ricevute tornate indietro testimoniano il mancato recapito.

Così, quando nel gennaio 2020 i carabinieri si materializzarono nell’officina del meccanico rendendo nota la pena da scontare, l’uomo fu certo sconvolto dalla notizia.

Il processo senza il processato

Tutto aveva avuto inizio da un prestito di 500 euro che il 47enne avrebbe fatto a un conoscente. Quando però il primo ne richiese la restituzione, il secondo trasecolò.

A suo dire infatti non avrebbe mai ricevuto denaro dal meccanico, così lo denunciò per la reazione inalberata coronata dalla minaccia “ti taglio la gola” in caso della mancata restituzione dei soldi.

In vista dell’udienza preliminare fu un avvocato d’ufficio che venne nominato, che si dimise poco dopo dall’incarico. Fu seguito da un altro avvocato d’ufficio. Anch’egli non fu in grado di reperire l’assistito.

Si proseguì senza l’indagato, in contumacia. Così la condanna non venne impugnata e divenne definitiva.

Adesso che l’accusato sa di essere tale, il caso è stato da poco riaperto dalla Corte di Cassazione.