Home Cronaca Civitavecchia, finti tamponi a domicilio: indagati infermiera e il compagno

Civitavecchia, finti tamponi a domicilio: indagati infermiera e il compagno

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I due sono accusati di sostituzione di persona, concorso in falsità materiale ed esercizio arbitrario della professione medica.

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Almeno 30 le vittime dei finti referti, intestati all’ospedale Spallanzani della capitale.

La truffa dei finti tamponi

Una maxi truffa quella messa in atto a Civitavecchia da un’infermiera e dal suo compagno. Come riporta anche Tgcom24, l’uomo era l’addetto al prelievo a domicilio.

La donna invece si occupava di rubare i finti referti di negatività dall’ospedale Spallanzani di Roma e consegnarli ad ignare vittime. Sarebbero almeno una 30ina le persone truffate.

I reati contestati ai due sono di sostituzione di persona, concorso in falsità materiale ed esercizio arbitrario della professione medica.

Aver fornito finti responsi potrebbe ulteriormente aggravare la loro posizione perché potrebbero aver contribuito al diffondersi del contagio nella regione del Lazio, facendo risultare negative persone che magari erano positive al covid-19.

La ricostruzione degli inquirenti

Tutto comincia lo scorso mese, quando il compagno dell’infermiera esegue tamponi agli operai di una ditta di pulizie. Gli esiti sono negativi per tutti, ma un’addetta si insospettisce, perché nella comunicazione dello Spallanzani non si esclude la positività al virus.

Così partono le indagini e dal centro infettivologico della capitale fanno sapere che quel test non è mai stato processato. Stessa risposta riceve dall’Asl 4 di Civitavecchia. Iniziano così accertamenti ed indagini che conducono proprio alla coppia.

Stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti, l’infermiera prelevava i test nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Civitavecchia, dopodiché consegnava i risultati al compagno.

L’uomo si recava a domicilio per i tampono e stilava falsi referti, tenendo come guida uno reale dell’ospedale Spallanzani di Roma. I carabinieri dei Nas di Roma hanno trovato nella zona dove vivono la donna ed il compagno diversi stick, garze e materiale utilizzato per mettere in piedi la loro truffa.