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La Cina invia i suoi tecnici in Myanmar per creare un’efficiente censura di internet

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Arriva il prezioso supporto della vicina, esperta nella censura offline e online. Così le autorità golpiste starebbero lavorando a una nuova legge per permettere al governo di intercettare le conversazioni dei cittadini e costringere le società informatiche a cedere i dati dei propri clienti.

Myanmar, il colpo di stato militare
Min Aung Hlaing, il generale a capo della dittatura in Myanmar, durante una visita in Russia nel 2016

Intanto la repressione si inasprisce: le forze dall’ordine hanno sostituito i proiettili di gomma con quelli metallici e letali.

L’arte di controllare un popolo

Ben 5 aerei per le menti e i tecnici della più efficiente censura online del pianeta sono arrivati sulle terre martoriate del vicino: il Paese che ha da poco messo a tacere Aung Sang Suu Kyi, la leader democratica e premio Nobel per la pace nel 1991.

Negli abitacoli cargo gli esperti hanno portano con sé, oltre le alte competenze, anche le strumentazioni tecnologiche raffinate e necessarie per un controllo inoppugnabile.

Indiscrezioni trapelano e parlano di nuova legge che decreterebbe una stretta fortissima alla libertà del web birmano.

Come il muro censorio cinese, anche quello del Myanmar bloccherà qualsiasi incursione straniera.

La sorveglianza avverrà attraverso l’indirizzo Ip, di residenza, numero di telefono e la cronologia di navigazione degli ultimi anni. Le aziende informatiche detentrici degli importati dati saranno obbligate a consegnarli al governo.

Gli arresti ingiustificati e il linguaggio tra i dissidenti

Nonostante il Myanmar abbia già isolato i cittadini dalla comunicazione con il resto del mondo, alcuni riescono a rompere il silenzio.

È il caso di uno studente di giurisprudenza del Paese che è riuscito ad aggiornare il mondo sulla dittatura in atto.

Dal sito Jurist.com, diretto dall’Università di Pittsburg, racconta di molti arresti ingiustificati. Infatti tra concittadini l’invito è a non aprire la porta, ma molto spesso i militari, di fronte al diniego, entrano di prepotenza in casa, dalle finestre.

Alla ricerca di una narrazione per giustificare il golpe

Lo studente poi riporta come sotto il torchio dei generali ci sarebbero coloro che hanno prestato servizio alla Commissione Elettorale dell’Unione del Myanmar (UEC) durante le ultime elezioni.

Proprio la motivazione addotta per il colpo di stato, i brogli nei voti, vuole essere corroborata per giustificare la presa di potere dei generali.

Così gli ex lavoratori dell’Uec sarebbero costretti a firmare false dichiarazioni di errori nel conteggio dei voti.

Impassibile alla condanna di Biden e dell’Ue, la potente casta militare prosegue indefessa nella costruzione degli apparati del potere, fatti di strumenti e racconti.