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Antonio Ciontoli, chi è l’uomo condannato per aver ucciso Marco Vannini? Vita e condanna

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Ex militare con un precedente: Antonio Ciontoli, l’uomo incolpato di aver sparato a Marco Vannini. Cosa sappiamo su di lui.

biografia Antonio Ciontoli caso Vannini

Antonio Ciontoli ha confessato di aver sparato, per errore, al fidanzato di sua figlia Marco Vannini 5 anni fa.

Chi è l’ex militare Antonio Ciontoli? Vita, precedenti e condanna per l’omicidio di Marco.

Antonio Ciontoli, ex militare con un precedente

Antonio Ciontoli, 52 anni, è nato in Campania a Caserta l’11 marzo 1968. Vive a Ladispoli con la sua famiglia: moglie e due figli.

Come precisa CheNews.it, Antonio è un ex Maresciallo della Marina Militare ed era arruolato nel RUD, il Raggruppamento Unità Difesa dei servizi segreti nazionali.

Sull’uomo grava un precedente, archiviato, oltre l’omicidio di Marco Vannini nel 2015. Nel 2000 Antonio Ciontoli è stato denunciato da 2 prostitute per non aver saldato la prestazione sessuale ricevuta.

Le Iene sono andate a fondo a questa vicenda recuperando i verbali della denuncia e della convocazione di Ciontoli in commissariato. Lui afferma di aver accettato di dare un passaggio alle due donne e di aver poi accettato la prestazione sessuale offertagli. Successivamente gli hanno chiesto 150 mila lire ma l’uomo ne aveva solo 50. Ha dato loro ciò che aveva e, a sua detta, le due prostitute si sono adirate. Lui impaurito ha detto di esser fuggito.

L’uomo all’epoca era già sposato con l’attuale moglie e aveva i figli a casa ad aspettarlo.

Questa vicenda non è mai finita a processo e fu subito archiviata.

Omicidio di Marco Vannini

L’omicidio di Marco Vannini in Casa Ciontoli nel 2015 è avvenuto di fronte alla moglie di Antonio e i suoi due figli Martina e Federico. Un colpo di pistola sparato da Antonio ha colpito Marco a morte. Era presente anche la fidanzata di Federico Ciontoli.

Il ragazzo non è morto sul colpo, poteva anche uscire vivo da quella tragedia se la famiglia Ciontoli non avesse mentito sull’accaduto: hanno raccontato troppe bugie e le versioni erano discrepanti.

In Tv a Storie Maledette, programma di Rai3 condotto da Franca Leosini, Ciontoli chiese scusa per ciò che aveva fatto. Confessò di aver sparato ma precisò che il colpo era partito per sbaglio:

“Sono stato io a sparare… è partito un proiettile.”

Stando a quanto racconta Ciontoli durante l’intervista a Storie maledette l’uomo quella sera stava mostrando al ragazzo incuriosito le sue pistole. Nel fare ciò gli ha sparato involontariamente.

Ha poi continua dicendo che tutto è durato un attimo, meno di un secondo:

“Ho caricato l’arma e premuto istintivamente il grilletto”

voleva solo mostrargli come funzionava, non ucciderlo. Ha poi concluso:

“Mi si è cancellato il cervello non capivo più nulla. C’era poco sangue e un piccolo buchino.”

È stato un tragico incidente senza alcuna premeditazione stando alle sue parole. I giudici però non sono stati d’accordo e l’hanno giudicato colpevole.

La condanna: prima 14 anni, poi 5 anni e ora?

Una lunghissima indagine piena di colpi di scena e intrighi ha condannato Antonio Ciontoli per l’omicidio di Marco Vannini: i giudici lo hanno ritenuto colpevole anche se lui ha sempre sostenuto che il colpo di pistola è partito per sbaglio.

Dopo le indagini l’ex maresciallo è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario ma poi la condanna in secondo grado ha cambiato le cose.

La Corte d’Appello, si legge su Money.it, ha ridotto la pena da 14 a 5 anni tramutando il capo d’accusa in omicidio colposo. Le polemiche per questo cambiamento sono riecheggiate ovunque in televisione e sul web.

Il caso è nuovamente passato alla Corte di Cassazione e i giudici hanno annullato la sentenza emessa in secondo grado. È stato aperto un nuovo processo a luglio 2020.

Ora la Corte d’Appello dovrà nuovamente esprimersi: confermare l’omicidio colposo (condanna 5 anni) oppure ripristinare quello volontario (condanna 14 anni).

Niente risarcimento, Ciontoli chiude i conti bancari

A coronare questa situazione ingarbugliata c’è la scomparsa del risarcimento: la famiglia Ciontoli era stata condannata a pagare 200mila euro di risarcimento per la morte di Marco.

I Ciontoli hanno venduto tutte le loro proprietà e chiuso i conti bancari: i 3.000 euro di anticipo sulle tasse per il risarcimento sono stati versati ma dei soldi ancora nemmeno l’ombra.

È stata indetta un’azione disciplinare nei confronti di Alessandra D’Amore, responsabile delle indagini del caso Vannini. Accusata di negligenza ha provocato ulteriori danni morali e non alla famiglia della vittima.