Home News Caso Denis Bergamini, “Fu omicidio”: dopo trent’anni la svolta definitiva

Caso Denis Bergamini, “Fu omicidio”: dopo trent’anni la svolta definitiva

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Il mistero della morte del centrocampista 27enne Denis Bergamini è duranto trent’anni, solo ora è stato ufficialmente appurato che fu omicidio.

Denis Bergamini
Denis Bergamini

La lotta della sorella di Denis Bergamini ha portato dopo 30 anni alla riesumazione della salma e ad una nuova autopsia con risultatati incredibili: non fu suicidio ma omicidio, ecco tutti gli ultimi aggiornamenti sul caso.

Il mistero della morte di Denis Bergamini

E’ durato trent’anni il mistero della morte del centrocampista del Cosenza, Donato Denis Bergamini, trovato morto il 18 novembre 1989 sulla statale 106 di Roseto Capo Spulico.

La morte venne inizialmente archiviata come suicidio.
Si pensò che il ragazzo si fosse gettato volontariamente sotto le ruote di un camion basandosi sulle dichiarazioni della ex fidanzata Isabella Internò che era con lui in auto.

“Si è tuffato sotto il tir”

Dichiarò la giovane.

La famiglia non ha mai creduto a questa versione anche perché il burrascoso rapporto tra Denis ed Isabella, che si incrinò dopo l’aborto volontario di lei a Londra come riporta Fanpage.

La sorella di Denis, Donata, ha combattuto tutto questo tempo per far riaprire il caso, sostenuta dal suo avvocato Fabio Anselmo.
Il Procuratore Eugenio Facciolla di Castrovillari ha accolto le istanze e riaperto l’inchiesta, con un’incredibile svolta arrivata proprio recentemente.

La svolta grazie all’autopsia

Nel 2016 dunque l’indagine viene riaperta e la riesumazione del corpo con una nuova autopsia chiarisce che Denis morì per asfissia, forse effettuata con un sacchetto di plastica, prima di essere posizionato sull’asfalto e travolto dal camion.

La sconvolgente verità emersa dall’autopsia apre a tutto un altro scenario.
L’ex fidanzata Isabella Internò diventa così indagata per omicidio insieme all’autista del tir Raffaele Pisano.

Di favoreggiamento è invece accusato l’attuale marito della donna, Luciano Conte che all’epoca dei fatti faceva parte della mobile di Palermo.

Come riporta Lacnews24 La sorella Donata ha dichiarato:

“Sono stanchissima di questa attesa però capisco le difficoltà della magistratura”

Come spiega Donata, durante le indagini sono state raccolte circa 250 testimonianze e il lavoro della Procura non deve essere stato facile visto il passare degli anni, ma la speranza è che la verità sia vicina:

“Nutro una profonda fiducia nei confronti di Eugenio Facciolla.
Stiamo per arrivare in fondo al tunnel”