Home Lifestyle Capodanno: origini e storia della festa

Capodanno: origini e storia della festa

CONDIVIDI

Il 2021 è arrivato ma perché si festeggia il Capodanno? Scopriamo insieme le origini e la storia di questa festa pagana.

Capodanno

Paese che vai, usanza che trovi ma Capodanno, viene festeggiato ovunque nel mondo.

Via il vecchio

Il Capodanno si festeggia ovunque con riti e tradizioni diverse. Allo scoccare della Mezzanotte, si da il benvenuto al nuovo anno, con il cuore ricco di speranza.

Il primo giorno dell’anno, quello in cui si festeggia il Capodanno cade, appunto il 1º gennaio del Calendario Gregoriano. Si tratta di un calendario utilizzato dai civili di tutto il mondo. In quasi tutti gli stati del mondo, si tratta di un giorno rosso sul calendario.

Dal punto di vista religioso, però, il 1 gennaio è anche la giornata solenne dedicata alla Madre di Dio.

La festa di Capodanno viene fatta risalire alla festività in onore dio romano Giano. In particolare, i pagani delle Fiandre, nel VII secolo erano soliti festeggiare il passaggio al nuovo anno. I Babilonesi, invece, festeggiavano l’inizio del nuovo anno con l’arrivo della primavera e, dunque, la rinascita della terra.

Le tradizioni in epoca romana

L’istituzione del Capodanno si deve a Giulio Cesare che, nel 46 a.C., creò il Calendario Giuliano. Questo stabiliva che l’anno iniziava il primo gennaio. In quel giorno, i Romani erano soliti invitare a pranzo gli amici, si scambiavano miele e vino in regalo, insieme a datteri, fichi e rami di alloro. Il tutto serviva a propiziare salute e felicità.

Ricevere molti regali, le così dette strenne, significava avere molta fortuna nel corso dell’anno nuovo. I romani le chiamavano streniarum commercium. 

Ancora oggi, in molte zone del mondo, nella notte di San Silvestro, gruppetti di giovani escono in strada a cantare le strenne, per augurare buon anno nuovo e chiedere, in cambio, doni.

Un’altra consuetudine, forse poco nota, è che a Capodanno si riposi altrimenti si lavora tutto l’anno. Non è così in Abruzzo dove le donne, invece, devono fare quante più faccende possibili.