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Cagliari, studentessa denuncia coinquilino: stuprata in casa

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Avrebbe abusato di lei nella casa in condivisione, ecco cosa ha dichiarato la ventenne ai medici che l’hanno soccorsa a Cagliari. I dettagli.

Violenza sessuale su una studentessa

In corso le indagini delle forze dell’ordine di Cagliari per valutare la posizione del coetaneo accusato di stupro dalla studentessa.

Il dramma a Cagliari: studentessa violentata in casa

La vicenda si è svolta in Sardegna, a Cagliari, dove una giovane appena ventenne era andata ad abitare per poter frequentare il corso di studi scelto.
Come spesso accade la ragazza aveva preso in condivisione un appartamento con altri studenti.

Proprio da uno di loro ha subito però una terribile ed inaspettata aggressione.
Secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni a rivelare l’accaduto sarebbe stata proprio la ventenne ai sanitari che l’hanno soccorsa.

La giovane sarebbe andata al pronto soccorso della città ieri lunedì 5 ottobre e solo durante le medicazioni la ragazza ha rivelato quanto le fosse accaduto.
Secondo il suo racconto, mentre si trovava nel suo appartamento, nel quartiere San Benedetto, uno dei suoi coinquilini suo coetaneo, avrebbe provato ad avere un rapporto sessuale con lei.

In seguito al rifiuto della ragazza si sarebbe dunque scatenata la violenza del ventenne.

Manca ancora la querela, a che punto sono le indagini?

A seguito del triste racconto ai medici dell’ospedale Santissima Trinità è scattata come di norma la segnalazione ai Carabinieri.
Gli agenti hanno dato il via alle indagini come riporta Leggo, ed il giovane presunto autore della violenza sessuale è stato identificato.

Nonostante però la ragazza abbia indicato con chiarezza l’autore dei presunti abusi, al momento non risulta ancora aver formalizzato la querela contro di lui.
Per tale motivo l’indagine risulta sostanzialmente ferma e non sono state attuate misure contro il ventenne di Cagliari.

Le violenze sessuali ed i maltrattamenti negli ultimi mesi hanno registrato un minor numero di denunce, ipotizzabile per la paura dovuta alla convivenza forzata durante i mesi dei lockdown, come denunciano le associazioni per i diritti delle donne.