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Bossetti , concluso esperimento su DNA : difesa bis svela la scoperta

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Il nuovo pool difensivo di Marita svela la clamorosa scoperta emersa dopo l’esperimento sul DNA, revisione per Bossetti è vicina?

Bossetti e Marita
Massimo Bossetti e Marita Comi

Nuovi elementi da valutare sarebbero risultati da un esperimento condotto dal pool difensivo assunto dalla moglie di Bossetti, Marita Comi. Cosa è emerso.

Il nuovo pool difensivo, la difesa di Bossetti si fa in due.

Ancora numerose ombre nel caso della povera Yara Gambirasio, tredicenne scomparsa da Brembate e trovata morta in un campo a Chignolo d’Isola dopo tre mesi esatti, il 26 febbraio 2011.

Per Massimo Giuseppe Bossetti infatti, l’unico indagato e condannato in via definitiva per la morte della ginnasta, le porte del carcere sembrano non potersi riaprire.

La sua difesa però fin dall’arresto, il 16 giugno 2014, ha sempre sostenuto la sua innocenza.

A difendere il muratore 45 di Mapello è stato fino a pochi mesi fa lo storico pool difensivo Salvagni-Camporini, ma l’annuncio di Marita Comi ha spiazzato tutti.

Nel dicembre scorso infatti la trasmissione Quarto Grado aveva rivelato che la moglie di Bossetti, da sempre accanto al marito, aveva assunto un nuovo pool difensivo che comprendeva anche il famoso regista Carlo Infanti.

Esperimento con risultato clamoroso: cosa è emerso?

A far discutere oltre alla decisione presa da Marita anche il fatto che Bossetti ed il suo pool ne fossero all’oscuro.

In questi mesi però la difesa bis di Bossetti ha continuato il suo lavoro di ricerca di elementi a sostegno della richiesta di revisione della sentenza di ergastolo.

Tale richiesta infatti potrebbe essere presentata solo se venissero alla luce elementi del tutto nuovi e l’esperimento terminato dal pool di Marita mira proprio a questo.

Per dimostrare come le analisi sul DNA trovato sugli indumenti di Yara ed attribuito ad Ignoto1 ovvero Massimo Bossetti, il pool bis avrebbe lasciato sul campo di Chignolo alcuni indumenti.

I capi d’abbigliamento con tracce di DNA di varia origine (sangue, saliva e liquido seminale), sono rimasti sul campo alle intemperie per ben tre mesi come nel caso di Yara infatti dal 26 novembre al 26 febbraio.

Al termine dell’esperimento il risultato sconvolgente: il DNA sarebbe del tutto scomparso.

Come emerso nella trasmissione di Gianluigi Nuzzi per la difesa questa sarebbe la prova che l’esame del DNA on sia stato eseguito correttamente.

Secondo altre opinioni, tra cui quella di Carmelo Abbate, Sabrina Scampini ed Ezio Denti, questo può essere solo considerato un esperimento senza nessuna risultanza oggettiva valida per la revisione del processo.