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Bimbo ucciso di botte, il patrigno si difende: “È caduto dalla culla, lo trattavo come fosse mio”

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L’omicidio del piccolo Gianni è avvenuto lo scorso martedì in un’abitazione di via Boccaccio, a Castel Volturno, nel casertano.

bambino ucciso Castel Volturno, parla patrigno

A prestare i primi soccorsi è stata la madre del piccolo, che lo aveva affidato alle cure del suo compagno, mentre lei era al lavoro.

Le botte, poi la corsa in ospedale

Lo ha massacrato di botte, non è ancora chiaro se “solo” a mani nude o anche aiutandosi con un oggetto contundente. Poi lo ha lasciato esanime a terra.

Quando la madre del piccolo Gianni è rientrata a casa dal lavoro, ha trovato il suo piccolo, di soli due anni, con il volto completamente tumefatto e pieno di sangue.

Così, si è fatta coraggio e lo ha portato a piedi ad una clinica vicino casa, dove i sanitari non hanno potuto fare nulla per salvargli la vita.

È quanto accaduto lo scorso martedì in un’abitazione di via Boccaccio a Castel Volturno, nel casertano.

La madre del piccolo Gianni, una giovane di 29 anni di origine liberiana, poco dopo la morte del figlio è stata ricoverata sotto choc in ospedale.

La difesa del patrigno

Intanto, si è tenuto nel pomeriggio di giovedì l’interrogatorio di garanzia di Omar Khalifa, il 26enne ghanese accusato dell’omicidio del bambino.

Secondo quanto riferisce Il Meridiano news, l’uomo ha negato ogni coinvolgimento nella morte del bambino, anzi ha raccontato di averlo addirittura soccorso.

“Ho solo cercato di rianimare il bimbo dopo che è caduto dalla culla, io lo trattavo come fosse mio figlio”

ha raccontato il 26enne al gip, ribaltando completamente la versione fornita dalla sua compagna, nonché madre del bambino.

Khalifa ha infatti accusato la donna di aver più volte picchiato Gianni:

“Era lei che lo picchiava sempre. Ha disturbi psichici ed è sotto cura”.

Parole che non hanno però convinto gli inquirenti.

Nei prossimi giorni intanto è atteso l’esame autoptico sul corpo del bambino.