Benevento, rivolta in carcere: agenti feriti e celle devastate

Una rivolta nel carcere di Benevento è scoppiata dopo il suicidio di un detenuto. 5 gli agenti penitenziari feriti.

Rivolta in carcere a Benevento
Carcere

Inchiesta aperta per la rivolta scoppiata nel carcere di Benevento in conseguenza del suicidio di un detenuto marocchino. Sommossa sedata in serata e conta dei danni in corso.

Rivolta in carcere a Benevento

La sommossa è accaduta nel carcere di Benevento, e si ricollega alle sommosse scoppiate durante la pandemia da coronavirus dello scorso marzo, anche se nello stesso periodo diverse sono state le carceri ad essere teatro di rivolte ed evasioni.

Nell’episodio degli scorsi giorni a fomentare la rivolta proprio i due detenuti che fecero scoppiare i tumulti a marzo come riporta anche Agi.
Secondo quanto emerge la sommossa è stata causata dalla protesta per il suicidio di un altro detenuto.

Due detenuti di origine marocchina hanno iniziato le proteste minacciando atti di autolesionismo. Gli agenti della polizia penitenziaria sono subito intervenuti per sedare la protesta ma sono stati aggrediti.

Gli scontri non si sono placati, al contrario l’escalation di violenze ha portato all’incendio di cinque celle. I danni sono ingenti: le celle risultano devastate, una di esse presenta anche un muro di isolamento sfondato.

A quanto emerge pare che la rivolta sia stata sedata ieri sera ed attualmente sono in corso tutte le indagini del caso da parte della Procura di Benevento.

All’origine della rivolta il suicidio di un detenuto

La causa scatenante per la sommossa nel carcere di Benevento sarebbe da ricondursi ad un altro episodio di cronaca accaduto di recente.
Nello stesso carcere si era tolto la vita infatti un detenuto di origine marocchina.

Il 34enne era stato trovato impiccato nella sua cella appena qualche giorno fa. Si trovava nel reparto “Sex offenders” dove sono ospitati altri 19 detenuti come svelato da Samuele Ciambriello ad Otto Pagine.

“Ancora una volta disagi psicologici personali, sommati alle condizioni di vita nelle carceri, all’isolamento affettivo, al clima usurante…siamo all’ottavo suicidio”

L’uomo come racconta infatti il Garante regionale dei detenuti, non aveva famiglia, infatti non ha mai ricevuto visite, e sarebbe uscito il prossimo anno.
L’appello di Ciambriello è per un numero maggiore di figure professionali di riferimento con progetti ed attività a sostegno e recupero dei detenuti.

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