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Autostrade per l’Italia, revocati i domiciliari a Giovanni Castellucci

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L’ex amministratore delegato di Aspi e Atlantia torna in libertà dopo essere stato arrestato due settimane fa.

revocati domiciliari Castellucci

Resta la misura interdittiva per 12 mesi.

Revocati i domiciliari a Giovanni Castellucci

Revocati gli arresti domiciliari all’ex amministratore delegato di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci.

Come riferisce anche La Repubblica, l’udienza al Riesame si era tenuta lo scorso lunedì ed i giudici hanno accolto la richiesta avanzata legale dell’ex manager.

“Eravamo molto fiduciosi e siamo molto soddisfatti”

ha commentato l’avvocato dopo la revoca dei domiciliari al suo cliente.

L’ex manager era finito agli arresti domiciliari lo scorso 11 novembre, nell’ambito dell’inchiesta sulle barriere autostradali fonoassorbenti.

Resta invece ai domiciliari Michele Donferri Mitelli, l’ex dirigente di Aspi.

“È una decisione ingiusta e faremo ricorso in Cassazione”

ha annunciato il suo avvocato.

La revoca degli arresti domiciliari è corredata comunque da una pesante ordinanza, che dispone per l’ex manager di Aspi l’interdizione di un anno.

Le motivazioni dell’interdizione

Secondo i giudici che hanno deciso per Castellucci l’interdizione dall’attività professionale di ingegnere, ci sarebbe:

“Una totale mancanza di scrupoli per la vita e l’integrità degli utenti delle autostrade attraverso azioni ed omissioni in concorso”.

Una motivazione pesante, che pone Castellucci al centro non solo dell’inchiesta per il crollo del Ponte Morandi e delle barriere difettose, ma anche nell’indagine relativa alla scarsa manutenzione delle gallerie, gestite da Autostrade per l’Italia.

Il tutto corredato da falsi report sulla situazione della rete viaria.

Anche dopo il famoso crollo del ponte Morandi, infatti, secondo i giudici l’ex amministratore delegato avrebbe continuato a perseguire gli interessi del gruppo da lui rappresentato.

Per quanto riguarda invece la strage del bus di Avellino, dall’indagine emerge ben chiara la posizione di Castellucci e Berti, coimputati con altri.

Entrambi, si legge nei faldoni dell’inchiesta, sapevano bene della cattiva manutenzione di ogni tronco del tratto di autostrada su cui poi si verificò l’incidente, il 28 luglio del 2013, costato la vita a 40 persone.