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Artico: cambiamenti drammatici influenzano la formazione dei ghiacci

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Al Polo Nord l’estate 2020 è stata la più calda da quando si osservano regolarmente i dati, cioè dal 1979.  Questo ha portato ad una forte riduzione della banchisa.

L’artico sta vivendo delle anomalie senza precedenti.

Artico senza ghiaccio

In un clima che coincide con il riscaldamento globale, il ghiaccio marino dell’Artico è rapidamente diminuito negli ultimi quattro decenni.

Inverni più caldi, primavere più precoci, ghiaccio che si restringe e aumento dello sviluppo umano: l’Artico sta subendo cambiamenti drammatici che stanno avendo un impatto sugli animali  e anche sulle popolazioni.

Questi scenari climatici lasciano supporre che il ghiaccio marino potrebbe scomparire del tutto durante l’estate entro i prossimi 50-100 anni circa.

Le eccezionali temperature estive registrate in Siberia quest’anno hanno visto il Polo Nord alle prese con l’estate più calda.

I dati sono osservati ormai con regolarità dal 1979.

Il risultato preoccupante è una forte riduzione della banchisa. Di fatto si sono osservati al Polo Nord 3,2 milioni di kmq di banchisa di ghiaccio in meno.

I dati forniti dal “Lamma, Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile”, mostrano come per la prima volta nella storia il ghiaccio Artico non si sia ancora formato.

Cosa accade se il ghiaccio non si forma?

La recente diminuzione del ghiaccio marino sembra essere più rapida di quanto previsto dai modelli climatici.

Come tra l’altro riportato anche da GreenMe, alcuni studiosi hanno realizzato una banca dati Aama ( Artic Movement Archive), dove sono stati raccolti tre decenni di monitoraggio degli animali artici.

Lo studio è finalizzato nel trovare i segni di possibili cambiamenti nel comportamento e nelle abitudini di animali nativi come: orsi, renne, alci, lupi e aquile reali.

Nonostante sia stato difficile da effettuare, ciò nondimeno ricercatori osservano da tempo i movimenti e il comportamento degli animali nell’Artico.

Ricercatori affermano che il modo in cui gli animali rispondono alle condizioni meteorologiche mutevoli attraverso il movimento, avrà conseguenze interessanti per quanto riguarda la competizione tra specie e le dinamiche “predatore-preda”.

Ad esempio le renne che, per le mutazioni climatiche partoriscono prima, possono mettere a rischio i loro cuccioli.

Per questo motivo sono state monitorate più di 900 femmine dal 2000 al 2017, e si è scoperto che le mandrie che vivono più a Nord incominciando a partorire prima in primavera.

In questo caso le nevicate presenti nella primavera inoltrata potrebbero uccidere i cuccioli nati all’inizio della stagione.

D’altra parte il ghiaccio che si forma dal congelamento dell’acqua di mare in inverno è una variabile legata a molti altri fenomeni connessi tra loro.
La sua sensibilità ai cambiamenti, è impiegata dagli scienziati come metro per valutare il riscaldamento globale.

Dagli studi attuali dei modelli climatici, viene previsto dagli scienziati “un Oceano Artico privo di ghiacci in estate nel giro di qualche decennio”.