Istat, l’inflazione cresce e arriva all’8,4%, vicino all’8,8% registrato nel 1985

Di male in peggio. Secondo le stime dell’Istat, l’inflazione su base annua in Italia è aumentata fino all’8,4%, un quasi record che si avvicina all’8,8% del 1985. Sono molteplici le cause dell’accelerazione, tra queste sicuramente la crescita dei prezzi dei bene energetici, dei beni energetici non regolamentati, dei beni alimentari lavorati e dei beni durevoli.

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La sede dell’Istat, l’istituto nazionale di statistica – lettoquotidiano.it

Aumenta anche l’inflazione di fondo, ovvero al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e pure l’inflazione al netto dei soli beni energetici. Entrambe non erano così alte da maggio/aprile del 1996. Gli unici prezzi a diminuire sono quelli relativi ai trasporti. Accelera l’inflazione anche nell’Eurozona e si dovrebbe attestare intorno al 9,1% su base annua.

Istat, l’inflazione tocca l’8,4%: un aumento così non si vedeva da dicembre 1985

Ca’ ci stà l’inflazione, la svalutazione e la borsa ce l’ha chi ce l’ha, io non tengo compendio che chillo stipendio e un ambo se sogno a papà“, cantava Fabrizio De Andrè nella sua Don Raffaè. Era il 1990, eppure l’inflazione, ovvero l’aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi, o anche la diminuzione progressiva del potere di acquisto, quindi il valore, della moneta, c’è ancora. Eccome se c’è.

Secondo le stime preliminari dell’Istat, infatti, ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, e per l’intera collettività, ha registrato un aumento dell’8,4% su base annua, rispetto al 7,9% di luglio, e dello 0,8% su base mensile. Una crescita, ha fatto notare anche l’istituto di statistica, che non si vedeva da dicembre del 1985, quando toccò l’8,8%.

Sono l’energia elettrica e il gas mercato libero che producono l’accelerazione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (in parte mitigata dal rallentamento di quelli dei carburanti) e degli alimentari lavorati e dei beni durevoli“, hanno spiegato dall’Istat.

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La Centrale di Cogenerazione e Teleriscaldamento di Milano Famagosta – lettoquotidiano.it

Quindi: l’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale si deve ai prezzi dei beni energetici, la cui crescita passa da +42,9% di luglio al 44,9% di agosto, in particolare, però, dei prezzi energetici non regolamentati, passati dal 39,8% al 41,6% – mentre i prezzi dei beni energetici regolamentati registrano una crescita elevata ma stabile al 47,9% -; dei beni alimentari lavorati (da 9,5% a 10,5%) e dei beni durevoli (da 3,3% a 3,9%). Gli unici a subire un rallentamento sono i prezzi dei beni relativi ai trasporti, scesi dall’8,9% all’8,4%.

Per quanto riguarda, invece, l’inflazione di fondo, ovvero quella al netto degli energetici e degli alimentari freschi, c’è comunque un aumento: dal 4,1% si arriva al 4,4% – non era così da maggio del 1996 quando toccò il 4,7% -, mentre quella al netto dei soli beni energetici passa dal 4,7% al 4,9%, livello massimo dall’aprile del 1996, sempre.

Su base annua, aumentano anche i prezzi dei beni (da 11,1% all’11,8%), ma restano più o meno stabili quelli dei servizi, si passa dal 3,6% al 3,7%. Ad aumentare in maniera significativa è, piuttosto, il differenziale inflazionistico negativo che tocca il -8,1% di agosto contro il -7,5% di luglio.

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari +7% per l’indice generale e a +3,5% per la componente di fondo. Secondo l’Istat, l’Ipca, ovvero l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, cresce dello 0,8% su base mensile e del 9% su base annua, contro l’8,4% del mese precedente.

Ad aumentare, ancora, è costo del carrello della spesa: la crescita arriva al 9,7%, mai così importante dal giugno del 1984. A pesare, sempre secondo le stime dell’istituto di statistica, sono i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona. Rallentano, invece, quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto.

Questi dati preoccupano la Confcommercio, l’organismo italiano di rappresentanza delle imprese impegnate nel commercio, nel turismo e nei servizi. A lanciare l’allarme è stato il vicepresidente, Lino Enrico Stoppani, nel corso di una conferenza stampa: “A rischio chiusura 120mila imprese del terziario da qui al primo semestre del 2023 e 370mila posti di lavoro“.

L’inflazione, ad agosto, aumenta anche nei paesi dell’Eurozona

A fare da eco all’Istat, c’è l’Eurostat, ovvero l’ufficio statistico dell’Unione europea, secondo le cui stime flash attesta l’inflazione nei paesi dell’Eurozona al 9,1% su base annua. Un nuovo record, insomma, dopo l’aumento registrato già a luglio in cui era stata fotografata all’8,9%.

Anche in questo caso, a fare da traino all’aumento dei prezzi è l’energia, che avrà il tasso annuo più alto proprio nel mese che sta finendo – 38,3% rispetto al 39,6% di luglio -, ma ci sono anche il cibo, l’alcol e il tabacco, i beni industriali non energetici e i servizi.