Bombe sulla regione di Zaporizhzhia, appello Zelensky: “L’Aiea arrivi il prima possibile”

La regione di Zaporizhzhia continua a essere sotto attacco da parte delle forze russe, nonostante loro incolpino gli ucraini. Volodymyr Zelensky lancia un ulteriore appello nel suo video messaggio notturno, affinché l’Aiea giunga sul posto. Dall’Italia arriva anche la voce di Enrico Letta, in piena campagna elettorale.

Zelensky
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky – lettoquotidiano.it

La guerra tra Russia e Ucraina sta evolvendo, ma non è per nulla una cosa positiva, non dal punto di vista di chi vuole la pace e solo la pace e non il terrore, la crisi alimentare, le bombe e una catastrofe nucleare in piena regola. Proprio su quest’ultimo punto tocca soffermarsi, perché anche nelle ultime ore di novità ce ne sono state tante e per nulla buone. Gli attacchi delle truppe di Vladimir Putin, intanto, vanno avanti e si contano purtroppo altre morti di civili.

Cosa sta succedendo nella regione di Zaporizhzhia nelle ultime ore e l’appello di Zelensky

Viviamo in un mondo che cambia, continuamente. In una realtà in perenne disfacimento e rinnovamento, di rotelle d’orologio e ricambio perpetuo. Come il tempo circolare e la ruota del criceto, fino a che non decidiamo di scendere, guardarla da fuori e sottrarci al tutto, per analizzarlo meglio e magari ripartire altrove. O risolvere, che è meglio, ma più difficile, e tocca mettersi in gioco.

Russia e Ucraina, in quella stessa ruota, hanno deciso di salirci. O meglio Putin ci ha trascinato tutti dentro, e si gira all’impazzata, perché scendere vuol dire morte, fisica e degli ideali, probabilmente anche di un futuro libero. E poi c’è la notte, quella oscura, quella della núx greca che tanta matrice ha trovato nella letteratura latina, italiana ed europea. Notte in cui succedono cose, simbolo di paura, terrore o di nefandezze. E il contesto è quello di una tragedia, neanche shakespeariano, che qua di sogni non ce ne stanno. È la bruta realtà. Perché le notizie che giungono dalla regione sud-orientale dell’Ucraina, e quindi da Zaporizhzhia, ma anche da Dnipro e dall’est, a Donetsk, il terrore delle bombe e del rischio nucleare lo inquadrano del tutto, nella notte tra il 26 e il 27 di agosto. E ci siamo svegliati, anche nelle coscienze, come non avremmo voluto, e non con la luce.

Centrale Zaporizhzhia
La centrale nucleare di Zaporizhzhia – lettoquotidiano.it

Partiamo dai fatti. Durante la scorsa notte, si sono verificati bombardamenti russi nella regione di Zaporizhzhia, che hanno causato la morte di cinque civili. O meglio, sono almeno cinque le persone che sono rimaste uccise, più precisamente nella zona di Kamianka, occupata temporaneamente, proprio nella regione di Zaporizhzhia. E con tutti i rischi che ne derivano. A riferire dell’attacco è Oleksandr Starukh, banalmente il governatore locale, che ha dato la colpa ai russi dell’assalto. E, non prendeteci per matti, ma il bilancio potrebbe essere addirittura ottimistico, perché potrebbero esserci diverse persone sotto le macerie.

Su Telegram, Starukh ha riferito che i russi, definiti “disumani” hanno ucciso Anastasia Borovyk e i suoi due bambini di otto e due anni. Stiamo parlando di una donna di soli ventinove anni che era a capo del centro culturale di Kamianka. E sono anche le uniche identità di cui siamo venuti a conoscenza, perché delle altre non ci sono notizie certe. Starukh ha riferito anche che ci sono stati almeno sei attacchi che sono partiti dal territorio occupato e sono stati indirizzati contro gli edifici residenziali. E tra questi c’era purtroppo anche il quarto piano, dove Anastasia e la sua famiglia vivevano. “L’ultimo piano è stato completamente distrutto”, riferisce inoltre, prima di affermare che per atti di questo tipo non può esserci perdono.

E, quindi, Zaporizhzhia che ancora continua a essere oggetto di bombe e attacchi, con tutti i rischi nucleari che ne derivano. Nelle scorse ore, la centrale si è disconnessa dall’elettricità per ben due volte, prima che gli ucraini riuscissero a ripristinare il collegamento. E si è stati a un passo dal disastro paventato già da settimane prima, perché a metterci una pezza è stato solo il sistema d’emergenza.

Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina, si è fatto sentire di nuovo a riguardo e questa volta con un appello ancora più accorato nel suo video messaggio serale: “L’Aiea arrivi il prima possibile presso la centrale di Zaporizhzhia. La situazione continua ad essere rischiosa. Qualsiasi disconnessione dell’impianto nucleare dalla rete, come successo nelle scorse ore, o qualsiasi altra azione da parte nucleare della Russia che possa possa scatenare il fermo dei reattori, avvicinerà nuovamente l’impianto a un passo dal disastro“.

Zelensky, insomma, ha lanciato un nuovo allarme, per poi ribadire che l’Ucraina e i suoi alleati combattono ogni giorno per garantire la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa e da cui si genera buona parte dell’elettricità utile per l’Ucraina.

Ukrinform riporta le parole esatte del numero uno ucraino: “I diplomatici ucraini e i nostri alleati continuano a lottare quotidianamente per la sicurezza della centrale. Oggi voglio ringraziare tutti coloro che stanno sostenendo la risposta mondiale al ricatto della Russia sul nucleare”. E non ha finito: “Voglio ringraziare anche tutti gli ingegneri e tutti i nostri ingegneri nucleari, la cui competenza professionale ci sta permettendo di salvare sia l’Ucraina che l’Europa e contrastando le conseguenze del terrore generato dai russi nella centrale”. La missione Aiea, e quindi dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, sul posto, a questo punto, si configura come fondamentale per cercare di risolvere la situazione e dare un stop al rischio nucleare che sta affliggendo l’Europa tutta e l’Ucraina ovviamente. È stata avallata da tutte le parti in causa e dovrebbe avvenire molto presto.

Non è finita qui, perché i russi questa notte si sono concentrati anche su Dnipro, che comunque è città e snodo cruciale nell’ambito della guerra. Sempre nella notte, le truppe russe hanno portato a termine almeno dieci attacchi nell’oblast di Dnipropetrovsk, e si tratta appunto della regione che sta attorno a Dnipro. A riportare la notizia è stata Ukrinform, avendo come fonte Valentyn Reznichenko, capo dell’amministrazione militare della regione.

È stato proprio lui a riferire via Telegram che tre comunità sono state prese di mira nel distretto di Nikopol. Per fortuna non ci sono stati morti o feriti. Spostando un po’ il raggio d’azione, sette colpi di artiglieria pesante hanno colpito Nikopol dove una decina di case private, una scuola e le reti elettriche hanno subito seri danni. Reznichenko afferma  poi che quasi cinquemila famiglie sono rimaste senza elettricità e che le squadre di emergenza hanno lavorato intensamente per riportare la luce nelle case. Per collocare il tutto sotto il profilo geografico, vi ricordiamo che Nikopol è una città che si trova sulla sponda opposta del fiume Dnepr se si prende a riferimento la centrale nucleare di Zaporizhzhia. E, quindi, sempre lì, in quella regione, si ritorna. Comunque ora è evidente come le forze russe abbiano deciso di insistere in quella zona, dato hanno bombardato la regione di Dnipropetrovsk nove volte anche la notte prima.

E tornando alla centrale di Zaporizhzhia, sull’argomento si è esposto l’operatore ucraino Eneroatom, sempre tramite una nota su Telegram. Ha riferito che, a causa dei tanti bombardamenti ripetuti nel tempo, l’infrastruttura della centrale è stata danneggiata e ci sono anche rischi di perdite di idrogeno e polverizzazione di sostanze radioattive. Il tutto ha portato a un elevato rischio di incendi nella zona. Quindi, allerta massima e non si può fare altro se non incrociare le dita.

A proposito di terrore e crudeltà poi, le ultime rivelazioni che arrivano da Kiev hanno del raccapricciante e barbaro. Infatti, secondo quanto riferito, i servizi speciali russi starebbero torturando i dipendenti della centrale nucleare di Zaporizhzhia, perché non rivelino troppo agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), prossimi alla visita nella centrale e che, quindi, non si venga a sapere cosa sta facendo la Russia e non solo.

A riportarlo è ancora Energoatom, la società nazionale ucraina per la produzione di energia nucleare. L’obiettivo di Mosca è, in sintesi, evitare che il personale della centrale racconti agli ispettori dell’Aiea i reali rischi per la sicurezza dell’impianto. La notizia è arrivata proprio da un dipendente della centrale, che ha affermato con sicurezza che i russi stanno arrestando il personale ucraino per poi trasferirlo nei sotterranei, e dopo queste ‘visite’ nei sotterranei i dipendenti ucraini non dicano più una parola.

E, quindi, riferisce il dipendente, c’è sempre più preoccupazione per la visita dei rappresentanti dell’Aiea, e ancora per come agiscono gli uomini di Putin. Perché i russi organizzeranno nuove provocazioni, per poi addossare nuovamente le colpe all’Ucraina. Inoltre, non sarà una sorpresa se i dipendenti, durante la visita, dovessero dire tutto all’improvviso. Comunque ciò che filtra è che la Russia abbia proprio l’intenzione di organizzare nuovi depistaggi e atti violenti e fuorvianti.

I depistaggi di Mosca proseguono, soprattutto a Zaporizhzhia. Letta ha parlato della guerra

Mosca ha, inoltre, tutta l’intenzione di ridurre al minimo indispensabile la presenza del personale ucraino e che porrà in ogni stanza del centro di controllo diversi rappresentanti russi, i quali avranno il preciso incarico di urlare che stavano aspettando la liberazione dal regime di Kiev. E, quindi, riflettori puntati ancora una volta sull’impianto per l’inizio della prossima settimana, quando la visita Aiea dovrebbe finalmente verificarsi.

Ma ora la situazione, per quanto riguarda bugie, contraddizioni e depistaggi non è comunque tanto diversa. I filorussi, infatti, hanno accusato le forze di Kiev di aver portato a termine nuovi attacchi di artiglieria a Enerhodar, che si trova proprio vicino la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Ad avvertire della situazione è stata l’amministrazione cittadina filorussa via Telegram, sostenendo che ci sarebbero stati “nove attacchi di artiglieria da parte di unità delle forze armate ucraine alla periferia della città di Enerhodar e quindi vicino alla centrale nucleare”. Più precisamente sarebbero stati sparati venti colpi di artiglieria in direzione di Enerhodar, sempre durante la notte scorsa, e cinque proiettili avrebbero centrato proprio la zona della centrale nucleare più grande d’Europa. Insomma, scegliete voi a quale versione credete, o magari a entrambe, ma la verità sta da una parte e ci sembra chiara.

Intanto, l’Intelligence Gb è stata chiara sulle azioni della Russia, affermando che il Cremlino avrebbe deciso di intensificare gli attacchi per le voci di una forte controffensiva da parte di Kiev. E poi c’è tutta la questione umanitaria che va tenuta comunque in considerazione, che comunque è una fetta importante delle conseguenze della guerra, ovviamente.

Gli attacchi russi non si sono limitati solo alla zona di Dnipro o comunque alla regione di Zaporizhzhia. Le forze russe, infatti, hanno portato a termine un attacco missilistico sui quartieri centrali della città di Kharkiv, ma per fortuna senza che ci fossero delle vittime. A riferirlo è stato direttamente il sindaco della città, Ihor Terekhov, via Telegram, affermando che ad essere stati colpiti dall’attacco sono stati le zone centrali, e i quartieri di Osnovianskyi. I russi avevano attaccato Kharkiv anche la notte del 24 agosto, ma in quel caso a essere oggetto dell’assalto è stato il quartiere di Novobavarskyi.

E poi c’è quanto successo a Donetsk, dove altri due civili sono morti a causa degli attacchi di ieri delle forze russe, nell’Ucraina orientale. E qui siamo proprio nel Donbass e in un terreno di scontro che è previsto essere caldissimo nei prossimi mesi e ancor di più dall’autunno, anche secondo la disamina militare di Zelensky. Ci sono stati anche dodici feriti, comunque. A dare conto dell’attacco è stato il capo dell’Amministrazione militare regionale, Pavlo Kyrylenko, secondo quanto riporta Ukrinform, tramite il canale Telegram. “Il 26 agosto due civili hanno perso la vita, dopo un attacco russo nella regione di Donetsk e dodici persone sono rimaste ferite”, le parole esatte di Kyrylenko. E per farvi capire nel complesso le proporzioni degli attacchi russi a Donetsk, basta snocciolare qualche numero più preciso. Dall’inizio dell’invasione del Cremlino, infatti, nella regione di Donetsk sono stati uccisi 766 civili e 1971 sono, invece, i feriti.

L’Ucraina, nonostante sia anche uscita dai confini della sola resistenza, è dilaniata dalla guerra. E nelle ultime ore, da Kiev è arrivata una notizia piuttosto interessante. Infatti, il ministero degli Esteri ucraino ha chiesto alla comunità internazionale di sostenere sulla piattaforma Avaaz una petizione molto particolare e significativa. Ci basterà riferirvi il titolo che è: “Metti Putin sotto processo”. La notizia è stata riportata da Ukrinform, ma entriamo più nei dettagli.

Ne ha parlato, infatti, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba: “Putin ha commesso un crimine di aggressione, dando l’ordine di invadere l’Ucraina. E si tratta del crimine più grave contro la pace internazionale. Ma non si tratta di un crimine che deve restare impunito”. Poi Kuleba arriva nel vivo della sua disamina: “Proprio per queste ragioni, chiediamo ai nostri partner internazionali di sostenere l’istituzione del Tribunale Speciale sul crimine di aggressione contro l’Ucraina. È fondamentale che il sostegno sia pubblico e globale all’iniziativa. Invitiamo le persone di tutto il mondo a firmare la petizione che si chiama “Putin sotto processo”“. Il messaggio di Kuleba è stato affidato a Facebook, ma non è il primo.

Lo scorso marzo, infatti, Kuleba aveva sollecitato la comunità internazionale, affinché creasse questo Tribunale Speciale. Tutto è partito da lì e ora l’idea ha ottenuto il sostegno della comunità giuridica e della società civile, ma anche dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e addirittura del Parlamento europeo e dell’assemblea parlamentare della Nato. Infine, anche dell’assemblea parlamentare dell’Osce. E il successo della petizione non va trascurato, dato che è stata firmata da 1,8 milioni di persone sulla piattaforma Avaaz.

Una guerra che, insomma, non conosce confini e che tutto il mondo sta rinnegando. E in quest’ottica giungiamo ancora una volta in Italia, dove la situazione comunque è particolare. Infatti, oltre alle scadenze economiche, al gas, alla guerra, al Covid da fronteggiare, ci sarà presto da decidere sulla formazione del nuovo governo, con le elezioni del 25 settembre alle porte, dato che manca ormai meno di un mese.

La guerra, però, appunto, non può essere ignorata e oggi il leader del Partito Democratico, Enrico Letta, ha deciso di ricordarlo attraverso un messaggio sul suo profilo Twitter: “Non si può tollerare l’ingerenza di una potenza straniera ostile. Se si è patrioti, se si è per l’Italia, si condannano gli interventi della Russia di Putin nella campagna elettorale e le azioni di spionaggio. Noi siamo seri e coerenti, la destra drammaticamente ambigua. #Scegli”. Letta twitta un concetto che preannuncia i toni caldi della campagna nelle prossime settimane: “La Russia è definitivamente parte di questa campagna elettorale”, e poi si sofferma sull’ambiguità della destra su questo argomento. Insomma, l’Italia sa da che parte stare e non ci possono essere ribaltoni in tal senso. Letta, inoltre, qualche ora fa aveva fermamente condannato l’attività di spionaggio russo, rivelata da “Repubblica”.

E passiamo, dunque, al piano delle risorse e delle esportazioni che comunque con l’Italia si intersecano. Continuano i viaggi marittimi che partono dall’Ucraina continuano e con ritmi sempre più serrati dal 1 agosto, dopo che sono stati risolti diversi problemi logistici e di manutenzione. È notizia di oggi, forse l’unica buona della giornata, che altre tre navi che portano un carico di cereali hanno lasciato i porti di Odessa.

Le navi in questione sono partite proprio dai porti della regione di Odessa, come abbiamo appreso dal profilo Twitter del ministero della Difesa turco. La situazione, quindi, è drasticamente cambiata, dato che ieri erano partite dal porto di Chornomorsk altre quattro navi cariche di grano. Il conto sta salendo nettamente nelle ultimissime settimane, smaltendo il carico di tonnellate di grano e prodotti alimentari, accumulati dall’inizio del conflitto e scongiurando una crisi alimentare globale che avrebbe avuto effetti drammatici. In totale, da quando è stato revocato il blocco navale, sono partite 45 navi dai porti di Odessa per ragioni di export, molte aventi come destinazione finale il Libano, attraverso la Turchia, ma molte altre anche l’Italia, in particolare i porti di Ravenna e la Puglia.

Solo una piccola luce di speranza nell’inferno della guerra che non ha fine e che, sì la sensazione è questa, andrà avanti ancora per diversi mesi. La centrale di Zaporizhzhia, in un conflitto che è sempre più d’attrito, ora attira le massime attenzioni a livello internazionale. E, in questo senso, la visita dell’Aiea risulta un passaggio fondamentale per capirne di più. Staremo a vedere.