Usa, Trump indagato per spionaggio dall’Fbi

È stato desecretato il mandato di perquisizione dell’Fbi della residenza in Florida, a Palm Beach, Mar-a-Lago, dell’ex presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Le accuse sono di spionaggio in correlazione alla conservazione illegale di documenti sensibili sulle armi nucleari e sulla sicurezza del paese a stelle e strisce

Trump
L’ex presidente degli Stati Uniti, il repubblicano Donald Trump, sconfitto alle presidenziali del 2020 da Joe Biden – lettoquotidiano.it

Il tycoon si è difeso sul suo social, Truth, dicendo che “era tutto declassificato e non avevano bisogno di sequestrare nulla, anzi i documenti erano conservati in un luogo sicuro”.

Usa, Trump è indagato dall’Fbi per spionaggio: ecco il motivo della perquisizione della villa Mar-a-Lago

Alla fine aveva ragione il Washington Post: Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti d’America, è indagato dall’Fbi per spionaggio, checché ne dicesse lui, che invece aveva bollato le indiscrezioni del giornale come bufale.

Il mandato di perquisizione dell’agenzia federale della villa in Florida, a Palm Beach, chiamata Mar-a-Lago, del tycoon, infatti, è stato desecretato e recita che Trump è finito sotto inchiesta per “violazione dell’Espionage Act”, in correlazione alla conservazione illegale di documenti sensibili.

Oltre a questo, si legge nel mandato, l’ex numero uno del paese a stelle e strisce è indagato anche per la “rimozione e distruzione di documenti ufficiali in violazione al Presidential Record Act”, cioè la legge che invece obbliga tutti gli inquilini della Casa Bianca a consegnare le carte prodotte durante il mandato presidenziale. Se non bastasse, poi, il tycoon dovrà rispondere anche di aver ostruito le indagini, e probabilmente il riferimento è alla perquisizione di gennaio sempre nella stessa villa, in cui l’Fbi cercava sempre le famose carte, che ora sono in mano a Christopher Wray, numero uno dell’agenzia, e al ministro della Giustizia, Merrick Garland.

Lui, democratico, a differenza di Wray, che invece è stato scelto proprio da The Donald per la carica di direttore dell’Fbi, è stato quello che ha dato l’autorizzazione alla perquisizione, come ha annunciato in conferenza stampa mercoledì dicendo che “non è stata una decisione facile”, e che poi ha anche permesso di conoscere il motivo che ha spinto l’agenzia a irrompere nella villa di Trump.

Sostenitori Trump
Alcuni sostenitori del tycoon statunitense Trump davanti alla villa Mar-a-Lago in Florida, dove è avvenuta la perquisizione dell’Fbi – lettoquotidiano.it

Tra i documenti sequestrati, molti classificati come “top secret” o come “sensitive compartmented information”, ovvero contenenti informazioni altamente sensibili e riservate, ci sarebbero quelli sulle armi nucleari e quelli sulla sicurezza degli Usa, ma anche carte sull’ordine presidenziale per la grazia di Roger Stone, ex consigliere del tycoon, e anche un dossier sul presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Sono finiti sotto sequestro anche album di fotografie, biglietti scritti a mano e venti scatoloni.

E secondo alcuni, molti dei quali sono sostenitori di Trump, ma anche il Wall Street Journal e Newsweek, a rivelare che ci fossero pare sia stata una talpa perché di fatto le carte erano accessibili solo a un numero limitato di persone, fornite di accredito al più alto livello.

Le reazioni di Trump per l’indagine a suo carico dell’Fbi

In pieno stile trumpiano, già prima che Garland desse il via alla pubblicazione del mandato di perquisizione, il tycoon statunitense aveva ribadito su Truth, il suo personale social network, che “Numero uno, era tutto declassificato. Numero due, non avevano bisogno di ‘sequestrare’ nulla. Avrebbero potuto ottenerlo quando volevano senza fare politica e irrompere a Mar-a-Lago”. D’altronde, aveva scritto, i documenti “erano in un luogo sicuro, con un lucchetto in più messo dopo che me l’avevano chiesto loro”. Se così fosse, tra l’altro, ovvero se prima di lasciare la Casa Bianca Trump li avesse effettivamente desecretati, non avrebbe violato nessuna legge.

Come che sia, l’ex presidente non ha mancato di usare i soliti leit motiv sul fatto che la perquisizione non sia stato altro che un attacco alla sua futura corsa come successore di Joe Biden, che l’ha sconfitto alle precedenti consultazioni per la carica di numero uno degli Stati Uniti, si sono ripetuti: “Ho subito un raid non necessario e anti-americano. Perché l’Fbi non ha consentito ai miei avvocati di essere presenti alla perquisizione a Mar-a-Lago? Li ha fatti aspettare fuori al caldo, non li ha lasciati nemmeno avvicinare. ‘Assolutamente no’, hanno risposto! Forse per lasciare prove?”.

Da un’insinuazione all’altra, the Donald aveva anche, e di nuovo, attaccato Barack Obama, suo predecessore alla guida degli Usa: “Il presidente ha preso 33 milioni di pagine di documenti, molti dei quali riservati. Quanti di loro riguardavano il nucleare? La risposta è: un sacco!”, aveva detto ancora prima della rivelazione del contenuto del mandato di perquisizione.