Guerra Ucraina, bombe su Nikopol e svolta in Crimea. Il punto sul conflitto

La guerra in Ucraina è una barbarie senza fine, ma che una fine dovrà averla per forza, e il mondo intero spera che avvenga il prima possibile. Il conflitto ora si articola su diversi piani e allarma l’Europa per quanto potrebbe accadere a livello nucleare. Intanto, la Crimea e quanto sta succedendo a Nikopol sono eventi che meritano la massima attenzione. Facciamo il punto sulla guerra e analizzandola su tutti i fronti caldi delle ultime ore.

Bombe Nikopol
Le bombe a Nikopol hanno causato diversi morti e danni agli edifici – lettoquotidiano.it

Non c’è niente da fare: dal 24 febbraio, giorno in cui la maledetta guerra in Ucraina è iniziata, tutto è cambiato. Tutto tranne la scia di devastazione, terrore e barbarie che sta portando con sé. Il conflitto ora si articola su diversi piani che passano dall’esportazione di grano, alle bombe su Nikopol, alla Crimea e purtroppo anche sulla centrale di Zaporizhzhia, dove l’allerta è massima per quella che potrebbe essere una vera e propria catastrofe nucleare per l’Europa.

Guerra Ucraina, cosa sta succedendo a Nikopol e a Zaporizhzhia

“Al peggio non c’è mai fine”, è il titolo di un libro, ma soprattutto un detto che ormai è comune nella lingua italiana, scritta e parlata. Ma che, se alziamo gli occhi e poi li chiudiamo, fino ad arrivare a est, di certo si adatta ai massimi livelli al popolo ucraino. E a tutta l’Europa. La guerra prosegue, e dunque anche la barbarie, senza esclusione di colpi alcuna e con la Russia che cerca di avanzare e di mantenere alcuni territori fondamentali per vincere il conflitto. A suon di bombe, tranelli e terrore, strategie ormai sdoganata di Vladimir Putin e che a livello geopolitico ha delle tappe ben fondamentali.

Ma partiamo dalla cronaca delle ultime ore, in una battaglia intricata e che si articola su diversi piani militari e strategici. Ci spostiamo, dunque, a Nikopol, città ucraina situata nell’oblast’ di Dnipropetrovs’k e dunque territorio fondamentale per l’avanzata russa che continua ad articolarsi con una strategia ben precisa.

Zelensky
Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, nel consueto discorso alla Nazione – lettoquotidiano.it

I principali obiettivi di Putin e dei suoi uomini sono situati, quasi come li unisse un filo rosso, nei punti fondamentali a sud e soprattutto a est, lì alle porte o nel Donbass e dove instancabilmente gli assalitori continuano a seminare terrore, distruggere tutto ciò che incontrano sulla loro strada e tentare con ogni mezzo di annientare il nemico e/o costringerlo alla resa. Resa che non sembra essere sostantivo presente nel vocabolario di Volodymyr Zelensky e dei suoi uomini. E il presidente ucraino l’ha detto chiaramente e in tempi non sospetti che il terrore è l’arma più importante che Putin vuole utilizzare. Ne è ben consapevole, ma non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca. E, quindi, si va avanti, costretti a raccontarvi degli ennesimi decessi tra i civili.

È successo, appunto, a Nikopol dove negli ultimi due giorni si sono intensificati i bombardamenti russi e hanno distrutto diversi centri nevralgici, portando anche all’uccisione di 13 civili. Il tutto è partito ieri, 10 agosto, e non si è mai arrestato, tanto che i bombardamenti russi nella zona Dnipropetrovsk sono continuati anche nella notte, terribile per la regione orientali.

Andando nel dettaglio, dopo le 11 morti tra civili rilevate ieri, altre due persone sono state uccise. E non è finita qui, dato che si segnalano anche sette i feriti. Tutto ciò è stato riferito ufficialmente anche dal campo dell’amministrazione militare regionale, Valentyn Reznichenko, attraverso un annuncio arrivato via Telegram. È stato proprio lui a esprimere a chiare lettere quelle che sono state ore di “bombardamenti e vittime”. Un’escalation, quella dell’esercito russo, che si è articolata attraverso attacchi in quattro diversi punti della della regione e non in una sola tornata.

“Nikopol è stata bombardata più volte”, afferma, prima di fare il bilancio di vittime e feriti, di cui vi abbiamo già dato conto. Non è l’unico fattore di cui tenere conto, dato che anche dal punto di vista architettonico, i danni sono stati ingenti: “Sono più di 40 gli edifici che sono stati danneggiati, cinque gli appartamenti distrutti”. I soccorsi non sono mancati nella zona e stanno ancora lavorando, purtroppo potendo solo mettere una pezza al peggio. E i disagi, ovviamente, non mancano, dato che – secondo quanto riferisce – sono più di seimila le persone che sono rimaste senza linea elettrica. Quindi, non sono solo le tredici vittime a far male al popolo ucraino, ma tutto il meccanismo del terrore che c’è dietro e che fa di Putin nemico più che ostico, in una guerra che di civiltà ormai non ha nulla. E che ha come unico obiettivo la distruzione totale del nemico, per bocca della stessa Russia.

Il Cremlino, insomma, va avanti e senza tenere conto neanche del possibile disastro nucleare che si affaccia dalla finestra. È impossibile, infatti, non sottolineare quanto sta succedendo proprio nella centrale nucleare più grande d’Europa. Anche in questo caso, è partito e non è mai terminato un continuo rimpallo di accuse tra Kiev e Mosca. Nei primi giorni della guerra, la centrale era finita al centro dell’attenzione, appunto perché l’intera Europa, visto i continui bombardamenti nella regione, avrebbe potuto subire un disastro nucleare di proporzioni enormi.

Una prospettiva devastante che ora è tornata maledettamente attuale. Il nuovo allarme è scattato tre giorni fa, quando, durante la notte, circa 60 razzi di tipo “Grad” sono stati lanciati e sono poi caduti sugli insediamenti costieri tra Nikopol e Zaporizhzhia. E di questi, 40 nella parte settentrionale del fiume Dnipro, e quindi a pochi km proprio dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Anche in questo caso, è partita la conta dei feriti e dei danni agli edifici, ed è venuta meno l’energia elettrica.

Non è cinismo, però, affermare che non si tratta comunque del problema più rilevante. Infatti, gli esperti sono sempre più allarmati da quanto sta succedendo in quella regione e affermano in coro che è a rischiare è tutta l’Europa e per una catastrofe nucleare che avrebbe conseguenze molto gravi per l’intero continente.

Una situazione per cui nessuno, ovviamente e non è affatto la prima volta in questa guerra scellerata, vuole prendersi le responsabilità. L’Ucraina sta programmando un attacco su larga scala alla centrale di Zaporizhia per ricattare l’Europa con la minaccia di una catastrofe nucleare. A esprimersi ufficialmente su questa situazione è stato, infatti, Vladimir Rogov, e non è una personalità a caso. Stiamo parlando, infatti, di un membro del consiglio di spicco dell’amministrazione militare-civile di Zaporozhye. Il suo annuncio è arrivato a “Channel One” ed è stato poi ripreso da “Tass”: “Non ci sono dubbi sul fatto che l’Ucraina stia preparando un attacco su larga scala alla centrale di Zaporizhia”. Parole che non possiamo considerare del tutto vere, o meglio non ci metteremmo la mano sul fuoco visto quanto sta accadendo dall’inizio della guerra, ma che potremmo sintetizzare, in maniera forse un po’ semplicistica: un attacco ci sarà e l’Europa potrebbe nuovamente tornare a tremare e pregare a mani giunte che non abbia le conseguenze più gravi.

La svolta in Crimea, le parole di Zelensky e la Russia che traballa

Dal punto di vista militare non abbiamo comunque finito qui e stavolta dobbiamo pensarla in maniera ancora più specifica e strategica. Infatti, un ruolo centrale nella guerra, nonostante le posizioni espresse fin dal principio, potrebbe giocarlo la Crimea.

In questo caso, un annuncio importante è arrivato direttamente da Kiev, nelle ultime ore. Ce ne da conto la “Reuters”: nove aerei da guerra di Mosca sono stati distrutti. Gli attacchi sono arrivati nei pressi della base russa di Saki, proprio in Crimea. E non è un attacco per nulla banale, visto che quella stessa base era stata occupata militarmente dal 2014 e, quindi, ben prima che scoppiasse il conflitto vero e proprio. La Russia, un po’ per fierezza e quindi un po’ per assumere le sembianze del leone che si lecca di nascosto le ferite, ha negato qualsiasi danno.

A dirci la verità, però, sono state le immagini satellitari, che mostrano gli effetti dei colpi inferti ai russi. C’è da dire, però, che Kiev non ha ancora rivendicato i raid e quindi l’attacco. Il messaggio, in ogni caso, è più ampio e sarà arrivato forte e chiaro dalle parti del Cremlino: attenzione, che voi russi non siete sicuri da nessuna parte, in Crimea e neanche in Bielorussia. E questo potrebbe dare slancio a una linea differente del conflitto nei prossimi mesi.

Anche perché chi credeva la Russia potenza indistruttibile e inossidabile in questa guerra probabilmente si sarà già dovuto ricredere. Anche perché, di certo, non è stato un conflitto lampo, come alcuni avevano pianificato e pronosticato. Di questo, ne ha parlato in maniera approfondita l’ultimo report dell’intelligence Uk, che tante volte si è espresso (e ci ha preso) su argomenti nevralgici di questa guerra.

Stavolta sono parole e misure che fanno non poco male a Putin. L’ultimo report sottolinea, infatti, come la “capacità industriale militare della Russia sia attualmente sottoposta a notevoli pressioni”. Ma soprattutto a essere minata è la credibilità di molti sistemi d’arma russa. Si parla addirittura di “associazione con le scarse prestazioni delle forze russe“. Il messaggio è stato affidato a Twitter ed è arrivato dal Ministero della Difesa britannico nel suo report militare. Volendo semplificare: attenzione, che probabilmente le armi di Putin sono al di sotto delle aspettative e questo potrebbe essere un fattore fondamentale nella guerra. Ma che potrebbe anche allungarla per diverso tempo.

Un tema intrecciato con questo è quello toccato da Zelensky nelle ultime ore e nel suo consueto discorso all’Ucraina e al mondo. Il presidente del Paese assalito ha detto chiaramente, rispondendo al quesito sul termine delle ostilità: “Sulla fine della guerra, tutto dipende dalle perdite che causeremo alla Russia. Più ne subiranno, prima saremo in grado di liberare la nostra terra e garantire la sicurezza dell’Ucraina“. Insomma, l’obiettivo è far cadere più russi possibili per poter trattare la via d’uscita dal conflitto. Ma non è detto che Putin arrivi mai a questa consapevolezza, anche perché di soldati ne ha già perso a migliaia e migliaia e comunque nulla si è smosso.

Per lasciare il piano prettamente militare, invece, passiamo alla questione dell’esportazione del grano. Qui i dibattiti partono da lontano e riguardano molto più le scrivanie e la diplomazia che le armi in sé e per sé. Alla fine, diversi giorni fa, l’accordo è arrivato e l’Ucraina ha potuto ricominciare a esportare le materie prime, in cui è tra i leader mondiali per produzione ed export, in Libano, passando per Mar Nero e Turchia.

Una rotta che comunque, nonostante il via libera sussurrato a denti stretti da Putin, non è così semplice e presenta diversi ostacoli. Diversi percorsi marittimi sono minati e molte navi hanno bisogno di manutenzione, dopo essere rimaste ferme per un periodo molto lungo. Inoltre, tocca trovare percorsi sicuri, viste le mine di guerre che, piazzate da ambo le parti, rendevano i mari inaccessibili.

E poi i carichi sono ingenti e le navi non quanto necessiterebbe, o comunque, i tratti d’acqua non sono abbastanza profondi per consentirne il passaggio. Ma l’export è ripreso e va avanti. Forse (anzi, sicuramente) non con i numeri attesi e pronosticati dalla Turchia, ma comunque è una buona notizia, visto la ferocia della guerra e i disastri per le esportazioni che ne sono conseguiti.

Come detto, però, le difficoltà vanno avanti e sono arrivate anche nelle ultime ore. Una dei protagonisti della vicenda è la Turchia e proprio dal suo Ministero della Difesa è arrivata un’altra brutta notizia. Due navi ispezionate (proprio in Turchia) sono in viaggio verso l’Ucraina ed è lì che riceveranno un carico di cereali che verrà poi esportato. Inoltre, nel comunicato, si legge chiaramente che “continuano le attività di carico delle navi nei porti ucraini”, ma che vanno incontro anche a diversi problemi logistici. A causare nuovi ritardi sono stati “il maltempo e le condizioni del mare”. Il riferimento è ai problemi che ha incontrato una nave che doveva partire da Chornomorsk per esportare grano e non ha potuto farlo.

Insomma, la guerra si articola su tutti i piani, militari e non, con difficoltà e tremori di grado diverso ma tutti rilevanti. Non solo i bombardamenti e i disfacimenti militari, ma anche gli spettri di una crisi alimentare globale e di un allarme nucleare, che avrebbe effetti devastanti per l’Europa e il mondo intero. E non possiamo affatto permettercelo.